Detenuti italiani in Venezuela, liberati Gasperin e Pilieri. Speranza e attesa per Trentini

Il nuovo governo del Venezuela manda un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo: la liberazione di “un numero importante” di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri. La notizia riguarda da vicino l’Italia con i suoi detenuti connazionali, sulla cui liberazione il ministro degli Esteri Antonio Tajani sta lavorando attivamente. Dopo l’imprenditore 77enne Luigi Gasperin, arrestato il 7 agosto 2025 nello Stato Monagas per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo negli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente, nella notte italiana è stato liberato anche il giornalista con doppio passaporto Biagio Pilieri, in carcere per il suo sostegno all’opposizione.
Annunci che riaccendono le attese e le speranze anche per il cooperante Alberto Trentini, da oltre 400 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte di Caracas, così come per gli altri connazionali reclusi nel paese sudamericano, come il commercialista piemontese Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e in cella da oltre un anno senza motivi chiari. In generale, i detenuti costretti al carcere in Venezuela sono stati arrestati per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri Tajani si è messo in contatto con l’ambasciatore a Caracas, la rete consolare ed esponenti della Chiesa e della società civile nel Paese sudamericano. Il governo, ha fatto sapere la Farnesina, ha “posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto” e “accelerare” il rilascio degli altri connazionali. Nelle prossime ore, una volta completate le opportune procedure, si spera dunque nella liberazione di altri detenuti di origine italiana e non. Secondo l’ultimo rapporto della Ong Foro Penal, in Venezuela ci sono 863 prigionieri politici, 86 dei quali sono cittadini stranieri o possiedono doppia cittadinanza.