Siria. Trump smentisce Macron: “Forze Usa via il più presto possibile”

Dopo l’attacco in Siria di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, scambi di battute a distanza tra il presidente americano Trump e l’omologo francese Macron. In una lunga intervista l’inquilino dell’Eliseo ha parlato dell’attacco in Siria: “L’operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c’è stata nessuna vittima”. Queste le prime parole del presidente francese che poi ha continuato: “Dieci giorni fa il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria. Noi l’abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. E l’abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c’era un’escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti…”.

Arriva però la smentita della Casa Bianca. “Il presidente americano Donald Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria” dopo l’attacco. E’ quanto dichiarato dalla portavoce Sarah Sanders, replicando al presidente francese Emmanuel Macron. Trump si aspetta inoltre che gli alleati degli Usa “si assumano maggiori responsabilità per mettere in sicurezza la regione”.

Washington intanto prepara nuove sanzioni contro Mosca, questa volta legate al sostegno del governo russo al dittatore siriano Bashar Assad e al suo uso delle armi chimiche contro la propria popolazione. Una mossa destinata ad inasprire ancor di più i rapporti tra Washington e Mosca.

Oggi inoltre verrà presentato ai 12 partner in Consiglio di Sicurezza dell’Onu un nuovo progetto di risoluzione che dovrebbe essere discusso già a partire da domani. Obiettivo della nuova risoluzione: indagare sull’uso di armi chimiche in Siria. Nella bozza di risoluzione si chiede anche che vengano consegnati, senza ostacoli, una serie aiuti umanitari per la popolazione civile. Damasco, sempre secondo il testo, deve impegnarsi in negoziati di pace a guida Onu.

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