Svolta storica per la pace: incontro tra Kim Jong-un e Trump entro maggio

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Apertura storica da parte del leader nord coreano Kim Jong-un che si è detto disponibile ad incontrare il presidente americano Donald Trump entro maggio per discutere di denuclearizzazione.

L’accordo sul summit tra i due leader, è “una storica pietra miliare” nel percorso di pace della penisola coreana, ha commentato il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Luogo e data dell’appuntamento – fa sapere la portavoce del tycoon Sarah Sanders – verranno concordate in seguito.

A comunicare la decisione del presidente americano è stato il responsabile per la sicurezza nazionale della Corea del Sud, Chung Eui-yong, che ha guidato la delegazione, e si è detto “ottimista” su una soluzione pacifica della crisi della penisola. Washington però si mantiene ancora prudente e fa sapere che attende di vedere concretizzato il proposito di denuclearizzazione della Corea del Nord.

Nel frattempo restano in vigore tutte le sanzioni: “Non è prevista alcuna concessione in cambio dell’apertura al dialogo”, è stato sottolineato. Una linea poi confermata su Twitter dallo stesso Trump che però ha sottolineato come siano stati fatti “grandi progressi” nel negoziato.

E se il mondo plaude a questo incontro, non così sulla decisione di Trump di varare i dazi al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio che, entreranno in vigore tra 15 giorni. Trump ha optato per una soluzione “flessibile”, riservandosi di aumentare o abbassare i dazi in qualsiasi momento e di esentare provvisoriamente alcuni Paesi: come l’Australia, o il Canada e il Messico, quest’ultimi però solo in subordine ad una efficace rinegoziazione dell’accordo di libero commercio nordamericano Nafta.

In risposta ai dazi l’Ue ha già pronte misure di ritorsione sino a 3,5 miliardi di dollari. Ma la risposta forse più preoccupante per gli Usa l’hanno già data gli undici Paesi che hanno firmato in Cile una nuova versione del Tpp, un accordo di libero scambio che copre 500 milioni di consumatori abbattendo i dazi. Tra i firmatari, che insieme rappresentano il 13,5% dell’economia mondiale, ci sono anche alleati di primo piano degli Stati Uniti, come Canada, Giappone e Australia. L’intesa era stata proposta negli anni scorsi da Barack Obama per fermare l’ascesa di Pechino ma poi Trump aveva deciso di uscirne: ora gli Usa ne diventano il bersaglio, mentre la Cina potrebbe essere spronata ad entrare.

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