Venezuela, liberati Trentini e Burlò. Meloni: “Ringrazio le autorità di Caracas”

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Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. La notizia della liberazione dei due nostri connazionali, detenuti in Venezuela, è arrivata questa mattina (12 gennaio) dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha riferito subito alla premier Giorgia Meloni. “Lo ho appena comunicato alla presidente del Consiglio che ha sempre seguito la vicenda in prima persona” ha detto Tajani, spiegando che “i nostri due connazionali sono in buone condizioni e presto rientreranno in Italia”. “La loro liberazione – prosegue Tajani – è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”.

E anche Giorgia Meloni, appresa la notizia, ha detto di essere soddisfatta per la liberazione dei nostri connazionali, “ringraziando prima di tutto le Autorita’ di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”.  Alberto Trentini e Mario Burlò si trovano in condizioni di libertà nell’ambasciata italiana in Venezuela a Caracas. I due italiani ex detenuti sono stati rilasciati per decisione del governo venezulano Rodriguez rientreranno in patria con un aereo di Stato già decollato dall’Italia per andare a prenderli. I due italiani hanno avuto in ambasciata un colloquio telefonico dall’ambasciata con la premier Giorgia  Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha dato l’annuncio della loro liberazione.

400 giorni di prigionia. Tanto e anche qualcosa in più è durata la detenzione di Alberto Trentini. Era il 15 novembre del 2024 quando il cooperante veneto fu arrestato in Venezuela circa 3 settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Trentini lavorava per la ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. Quando è stato fermato si stava recando dalla capitale Caracas a Guasdualito. Da allora è iniziata la sua detenzione nel carcere di El Rodeo. L’accusa non è stata resa nota e sono passate diverse settimane prima che arrivassero delle notizie del cooperante. In oltre un anno di detenzione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto. L’ultima è del 9 ottobre 2025: in quella chiamata Trentini raccomandava “ai genitori di prendersi cura di loro” e aveva “assicurato di essere forte”.