Caso Almasri, l’Italia deferita alla Corte penale internazionale per la mancata cons

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Nuova tegola per il governo Meloni per la vicenda del generale libico. L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati della Corte penale internazionale per il caso Almasri. La decisione è stata presa dai giudici della Camera preliminare della Cpi. La prossima riunione dell’Assemblea che si occuperà di discutere il dossier è in programma a dicembre. La decisione arrivata lunedì 26 gennaio avrebbe potuto essere ancora più pesante per Roma: tra le varie ipotesi, c’era infatti anche quella di un deferimento al Consiglio di sicurezza dell’Onu, con un dibattito al Palazzo di vetro di New York che sicuramente avrebbe rappresentato un duro colpo all’immagine del governo italiano.

In particolare, i giudici dell’Aja contestano all’Italia il mancato rispetto dei propri obblighi internazionali per non aver proceduto alla richiesta di arresto e consegna del generale libico accusato di crimini contro l’umanità. Almasri, come si ricorderà, fu arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno. Due giorni dopo è stato scarcerato e rimpatriato in Libia a bordo di un aereo di Stato italiano. Dei tre giudici che compongono la Camera preliminare, uno ha espresso la sua opinione dissenziente rispetto alla decisione di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati parte della Cpi, che è l’organo legislativo e di controllo gestionale della Corte ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato o aderito allo Statuto di Roma.

In una nota inviata lo scorso 31 ottobre alla Corte penale internazionale, l’esecutivo aveva assicurato che ci sarebbe stata una revisione delle norme che regolano la cooperazione con la stessa Cpi, per evitare i corto circuiti che si sono verificati nella vicenda Almasri. Il governo aveva inoltre precisato nuovamente che il generale libico è stato rimpatriato “per motivi di sicurezza nazionale“. Al termine dell’esame di tutti i documenti sul caso, la Camera penale ha optato per il deferimento all’Assemblea degli Stati aperti. E dunque a questo punto bisognerà attendere il dicembre prossimo per la prima riunione dell’Assemblea.

Sul caso del generale libico, resta aperto anche un fronte interno. La Camera ha negato la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, archiviando il procedimento a loro carico. All’attenzione della procura ordinaria resta però la posizione della capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi accusata di false dichiarazioni al pubblico ministero a cui fu affidato il caso. Proprio a questo proposito, la maggioranza di governo intende sollevare davanti alla Corte costituzionale il conflitto di attribuzione nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma.