Dal Cdm ok al DL Sicurezza: sì al fermo preventivo di 12 ore e allo scudo penale

La maggioranza difende il Decreto Sicurezza varato dal Consiglio dei ministri. “Non misure spot”, assicura la premier Giorgia Meloni, ma “un ulteriore tassello” della strategia dell’esecutivo, convinta che serva “un approccio più duro” sulla sicurezza. Per la presidente del Consiglio che preferisce Rete4 alla conferenza stampa a Palazzo Chigi, finalmente uno Stato che “non si gira dall’altra parte”, difende “chi ci difende” e restituisce “sicurezza e libertà ai cittadini”.
Il primo articolo è dedicato a disposizioni “per il contrasto dei reati in materia di armi o di strumenti atti ad offendere”. “Chiunque, senza giustificato motivo, porta fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, strumenti dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”, si legge nel testo. Arrivano nuovi limiti anche per la vendita e la detenzione di armi bianche. Previste multe da 500 a 3mila euro, aumentate fino a 12mila in caso di reiterazione e la sospensione o revoca della licenza per i venditori (inclusi i negozi online). Gli esercenti saranno inoltre obbligati a tenere un registro elettronico per inserire quotidianamente le singole operazioni di vendita. Le sanzioni amministrative in questo caso vanno da 2mila a 10mila euro.
Il fermo preventivo ci sarà, ma sarà diverso da come lo aveva pensato per primo Matteo Salvini e da come avrebbe voluto il Governo. Si passa dalle iniziali 24 ore, a 12 e si limiterà a situazioni in cui ci siano forti indizi a carico del manifestante: ad esempio, il possesso di armi o se la persona ha già dei precedenti. Dunque serviranno elementi oggettivi per essere trattenuti. Il testo introduce “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia, nel corso di specifici servizi di polizia disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperte al pubblico, di accompagnare nei propri uffici, e ivi trattenere per non oltre 12 ore per i conseguenti accertamenti di polizia, persone per le quali (…) sussista il fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche”, si legge all’articolo 7 della bozza del decreto. La misura andrà immediatamente comunicata all’autorità giudiziaria che dovrà decidere se sussistono le condizioni per il fermo o meno.
Scudo penale esteso a tutti. La norma che elimina l’automatismo legato all’iscrizione nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o dove sussista un’evidente causa di giustificabilità, non riguarderà solo gli agenti nell’esercizio delle loro funzioni ma tutti i cittadini. Il Quirinale infatti, ha chiesto di estendere lo scudo in virtù del principio secondo cui “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge” ed evitare così trattamenti privilegiati nei confronti di singole categorie, come appunto, le forze dell’ordine. Anche qui comunque, l’ultima parola spetterà al giudice.
Stretta anche sulle manifestazioni. Si introduce il divieto di partecipare a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico per chi è stato condannato da un giudice per una serie di reati come: atti di terrorismo o di eversione, devastazione e saccheggio, lesioni contro agenti delle forze dell’ordine, sanitari o arbitri. Per far rispettare il divieto, il questore può prescrivere al condannato di comparire personalmente una o più volte, nell’ufficio o comando di polizia competente nel corso della giornata in cui si svolgono le manifestazioni. Previste pene da 4 mesi a un anno per la violazione del divieto. Salta invece la cauzione per chi organizza cortei.
Sgomberi: si allarga la platea degli immobili. Il decreto estende le procedure introdotte nel 2025 per le occupazioni relative alle prime case a tutti gli immobili. Anche le seconde case occupate abusivamente dunque, saranno soggette a sgomberi immediati.
Slittano i ricongiungimenti familiari. La misura era stata più volte annunciata dalla Lega, che punta a “rendere possibile l’arrivo in Italia solo dei parenti stretti” dei migranti minori “con nuovi criteri per quanto riguarda il reddito per preservare il welfare sociale a carico dei Comuni”. Previste anche espulsioni più facili e veloci.
Bocciata la cosiddetta “norma Almasri”, che prevede l’espulsione di persone pericolose verso il loro Paese di origine. La misura aveva mandato su tutte le furie le opposizioni, che la ritiene un salvacondotto per il governo per non rispondere di vicende simili a quella del feroce generale libico Almasri, arrestato in Italia ma poi scarcerato e rimpatriato su un volo di Stato. Anche in questo caso però, la norma è stata bocciata in quanto in conflitto con i trattati internazionali.