Di Maio replica a Giorgetti: “il reddito di cittadinanza entro Natale”

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Sul reddito di cittadinanza, riesplode lo scontro nel governo. Giancarlo Giorgetti della Lega ha infatti messo sul piatto i dubbi del suo partito, sul cavallo di battaglia del M5S, ovvero il reddito di cittadinanza.

Ma Luigi Di Maio assicura che la misura arriverà insieme alla riforma delle pensioni entro Natale. Il premier Giuseppe Conte nel frattempo rassicura che i soldi ci sono per fare tutto.

Il premier Conte e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti, si sono incontrati ieri sera a Palazzo Chigi. “Siamo al lavoro per risolvere i problemi del Paese” ha affermato l’esponente leghista, in una nota. “Siamo sorpresi dalle polemiche inutili e pretestuose. Il governo va avanti unito con Lega e 5 stelle sulle cose da fare a cominciare dal dossier alluvioni, bilancio. Con l’Europa discuteremo con tranquillità e con le idee chiare senza arretramenti”.

Poi il messaggio di Di Maio: “Abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti”. Lo ricorda il vicepremier Luigi Di Maio, dopo le tensioni nella maggioranza per alcuni temi “caldi”, come la prescrizione o il reddito di cittadinanza. Di Maio, che si rivolge non solo agli alleati della Lega ma anche a chi esprime malessere nel suo Movimento sul decreto sicurezza, confida nel “buon senso dei parlamentari di entrambe le parti”.

Ed in particolare a Giorgetti Di Maio replica: “Siamo stati sempre chiari. Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo, allora è un rischio per i cittadini prima di tutto”.

Quanto al monito di Bruxelles sulla manovra, il vicepremier ribadisce: “è chiaro che con la Commissione Ue è importante avere un dialogo, ma non arretriamo di un millimetro sia per quello che c’è nel testo, sia per quello che ancora non c’è ma verrà aggiunto in Aula e mi riferisco a più soldi per la scuola, alla misura sulle pensioni d’oro e sui tagli all’editoria”.

Altro nodo spinoso quello sulle grandi opere a partire dalla Tav:
“Il contratto di governo prevede che per la Tav ci sia la ridiscussione del progetto. Abbiamo inserito proprio questa possibilità perché sapevamo che qui non ci sono rischi di risarcimento. Noi non siamo contro l’alta velocità – spiega Di Maio – ma non ritengo la Torino-Lione un’opera strategica per il Paese, mentre invece penso alla Napoli-Bari o alla Tav in Sicilia”.

In merito al via libera al gasdotto Tap invece, nessuna paura di perdere consenso elettorale. “Siamo stati sinceri e la realizzazione dell’opera non può essere imputata a noi – dichiara – con lo screening delle carte che abbiamo potuto fare solo una volta arrivati al governo, ci siamo resi conto che il prezzo da pagare sarebbe stato troppo alto”.

Infine, sulla riduzione dello stipendio dei parlamentari Di Maio sottolinea: “Credo che 13mila euro di stipendio sommando le varie voci siano troppi. Credo sia necessario agire eliminando le indennità di carica e parte della diaria, come noi abbiamo già fatto senza aspettare una legge”. Previsto per questo mese un ‘Restitution day’. “Rispetto al passato i soldi non vanno più sul fondo per il microcredito, che ormai finanziamo come governo, ma sono destinati a finanziare progetti scelti dagli iscritti per fare interventi ancor più diretti per le persone in difficoltà”, ha concluso Di Maio.

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