Grillo attacca il Movimento5stelle: “Ha perso la sua identità”

Beppe Grillo sul suo blog in un lungo post dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni” torna dopo un lungo silenzio ad occuparsi, in modo fortemente critico, del Movimento che – ricorda – “era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo”.

“Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella diversità che lo aveva reso unico” scrive, conservando la V maiuscola simbolo del “Vaffa Day” delle origini. “Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone” ha così sottolineato Grillo che è stato cofondatore del Movimento e anche Garante fino alla rottura con Giuseppe Conte.

Un vero e proprio “rovesciamento” secondo Grillo che rivendica le battaglie delle origini, nate dalla delusione verso un modello occidentale fondato su democrazia e diritti ma sempre più dominato dal capitalismo. “Avevamo provato a darne alcune”, ricorda, elencando l’obiettivo di distribuire il reddito, rinnovare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro “invece di amministrare la prossima elezione”.
Sono le bandiere storiche del Movimento: “Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica”. Proposte che però, accusa, “con il tempo sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.

Grillo punta poi il dito contro quella che definisce una crisi più profonda del modello occidentale, con i sintomi di “una malattia che la politica preferisce usare anziché curare”. Tra gli esempi, cita il disagio legato all’immigrazione “quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione. La difesa del modello occidentale – sostiene – passa dalla sua credibilità. Bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari”. E lancia un avvertimento: “Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”.

In merito all’Intelligenza Artificiale applicata al lavoro, Grillo pone una domanda secca: “Se una parte delle attività sarà svolta da IA e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta?”. Lo scenario che teme è quello di “pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza”, una prospettiva che a suo dire impone politiche sul reddito e sul lavoro e un ripensamento di formazione e immigrazione.

Restando sul terreno più propriamente politico, Grillo torna al nodo della rappresentanza. “La rete – ricorda – permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti” e finiscono per rispondere alla propria sopravvivenza. La tecnologia – chiarisce – potrebbe consentire una partecipazione continua non per eliminare la rappresentanza, ma per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni”.