Caregiver, esercito d’amore: Luisetto spiega la legge che dà voce a 600mila veneti

Per anni hanno sostenuto sulle proprie spalle una parte fondamentale del welfare, senza riconoscimenti e spesso senza aiuti. Figli che assistono genitori anziani, madri e padri che si prendono cura di un figlio con disabilità, coniugi, fratelli, amici. Persone comuni che ogni giorno dedicano tempo, energie e affetto a una persona fragile. Oggi, grazie alla legge regionale sui caregiver familiari approvata all’unanimità dal Consiglio Veneto, questo esercito silenzioso smette di essere invisibile.

A raccontarne significato e prospettive ai microfoni di Radio Eco Vicentino è stata la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, prima firmataria del provvedimento, nato da un lavoro durato tre anni e condiviso in modo bipartisan dall’intero Consiglio regionale. “Il caregiver è la persona che si prende cura di una persona cara fragile per ragioni affettive e non professionali – ha spiegato Luisetto – una figura che in Veneto coinvolge circa 600 mila persone, pari al 15,9% della popolazione sopra i 15 anni. Un numero enorme, paragonabile a quello di un’intera provincia”. Dietro la definizione normativa si celano però storie che parlano soprattutto di amore: “Nella legge non potevamo scriverlo, ma amore è probabilmente la parola più giusta. Anche quando non ce la si fa più, anche quando si è davvero soli, moltissime persone continuano a prendersi cura dei propri cari”, ha raccontato la consigliera.

L’idea della legge nasce da lontano. Da sindaca di Nove, Luisetto aveva mantenuto per sé la delega ai servizi sociali, incontrando da vicino le difficoltà vissute dalle famiglie: “Ho visto quanto poco oggi si riesca a sostenere da soli il carico della cura. Lo si fa, ma spesso a prezzo del proprio lavoro, della propria salute fisica e mentale e talvolta delle proprie relazioni”. Un’esperienza amministrativa che si intreccia a una vicenda personale: “Sono stata una giovane caregiver”, ha ricordato. Durante la malattia del padre cardiopatico trascorreva accanto a lui le notti insonni, tra partite a carte e lunghe chiacchierate per allontanare la paura. Un ricordo che ha contribuito a trasformare una sensibilità personale in un progetto politico. Per Luisetto il riconoscimento del caregiver non può limitarsi a un contributo economico: “Fin dall’inizio non volevo dei bonus per i caregiver. Volevo che crescesse una cultura e una rete di servizi attorno a queste persone. Una rete che dica loro: non sei solo, la società, i servizi e gli amministratori sono accanto a te”.

La legge va proprio in questa direzione. Il caregiver entra formalmente nella rete regionale dei servizi sociali e sociosanitari e potrà partecipare, con il consenso della persona assistita, alla definizione del Piano assistenziale individualizzato. Sono previsti percorsi gratuiti di informazione e formazione, sostegno psicologico, gruppi di auto mutuo aiuto, servizi di sollievo per prevenire il burnout e procedure dedicate per affrontare situazioni di emergenza. Particolare attenzione viene riservata anche ai giovani caregiver fino ai 24 anni, con possibili accordi tra Regione, scuole e università per favorire il diritto allo studio e il riconoscimento di crediti formativi. Sul fronte lavorativo, invece, saranno promossi accordi con imprese e sindacati per incentivare flessibilità oraria, welfare aziendale e lavoro agile.

Ora si apre la fase dell’attuazione. Serviranno alcuni mesi per i regolamenti e per rendere operative le misure previste, sostenute da un fondo regionale che crescerà progressivamente fino a sfiorare il milione di euro annuo. Ma il messaggio è già chiaro: chi si prende cura degli altri non può più restare nell’ombra. Perché dietro ogni persona fragile c’è spesso qualcuno che, nel silenzio di una casa, tiene in piedi una famiglia. E, in fondo, una parte della società stessa.