Stangata case di riposo. “L’aumento ricade sulle famiglie, intervenga la Regione”

Le rette delle delle case di riposo che in Veneto potrebbero aumentare di 150 euro al mese mostrano un rischio concreto: scaricare i costi e il peso del sistema socio-sanitario sui bilanci, già tiratissimi, delle famiglie e dei Comuni. Di fronte all’ipotesi di rincari nelle strutture di ricovero per anziani, che nella maggior parte dei casi sono una necessità e non uno sfizio, il sindaco di Thiene Gianantonio Giampi Michelusi alza la voce e chiede un intervento immediato e risolutivo da parte della Regione Veneto.
Perchè di fatto, siamo di fronte ad una emergenza sociale ed economica che rischia di travolgere gli ospiti e di mettere in ginocchio le amministrazioni locali, chiamate (Thiene lo fa) a integrare le rette di chi non ce la fa più a pagare.
150 euro al mese, cioè 1.800 euro all’anno, che andrebbero a sommarsi a rette che già sono alle stelle. Oggi la spesa media in Veneto è di oltre duemila euro al mese nelle strutture private, poco sotto i duemila in quelle pubbliche per anziani che hanno l’impegnativa, ma che arrivano a circa tremila euro al mese per chi deve coprire interamente i costi del ricovero.
Un problema enorme, che chi vive nel quotidiano conosce bene. Il rischio è palese: anziani che non se lo possono permettere, con la conseguenza di dover essere assistiti a domicilio.
Se a livello regionale il consigliere Carlo Cunegato era intervenuto con preoccupazione, a livello locale lo ha fatto il sindaco di Thiene, la seconda città dell’Alto Vicentino, che si è fatto portavoce di una preoccupazione condivisa.
“Chiedo alla Regione Veneto risorse adeguate e tempi certi per tutelare gli ospiti, sostenere le strutture e salvaguardare la qualità dell’assistenza”, è la presa di posizione di Michelusi, che ha voluto intervenire direttamente nel dibattito regionale per dare voce alle preoccupazioni dei Comuni e dei cittadini.
“Sento il dovere di intervenire in questo dibattito perché occorre pensare prioritariamente a proteggere le famiglie e a non far gravare interamente su di esse il peso economico e sociale dell’assistenza agli anziani non autosufficienti – ha dichiarato – Dietro ogni retta c’è una storia fragile e una scelta complessa: un eventuale aumento di 150 euro al mese non è un semplice adeguamento contabile, ma un impatto concreto che rischia di travolgere i bilanci familiari. Non possiamo accettare che il punto di equilibrio del sistema venga cercato sulle spalle degli ospiti e delle loro famiglie. La prospettiva di ulteriori aumenti nelle case di riposo venete richiede una risposta tempestiva e condivisa.
L’allarme lanciato dai gestori, che ipotizzano rincari di almeno cinque euro al giorno in assenza di adeguati sostegni, evidenzia una criticità che riguarda sia la sostenibilità economica delle strutture sia l’accessibilità dei servizi. Non si tratta di creare una contrapposizione tra famiglie e case di riposo: agli operatori va riconosciuto il valore del lavoro svolto e le strutture devono poter garantire standard elevati, personale qualificato e continuità assistenziale. La qualità dell’assistenza e la sostenibilità dei costi devono tuttavia camminare di pari passo, senza essere messe l’una contro l’altra”.
Evidenzia Michelusi, che la questione impatta direttamente sulle amministrazioni comunali. “A Thiene è attivo il servizio di integrazione delle rette destinato a chi non dispone di risorse sufficienti: quando la retta aumenta, cresce di conseguenza la pressione sugli interventi di sostegno comunali – ha aggiunto il sindaco – Il rischio concreto è che un problema di finanziamento dell’intero sistema sociosanitario venga trasferito sui bilanci delle famiglie e dei Comuni, i quali non possono diventare il soggetto chiamato a compensare ogni squilibrio, pena la difficoltà nel rispondere agli altri bisogni sociali del territorio. Il recente confronto promosso dalla Regione il 2 settembre a Mestre, focalizzato sulla riforma della non autosufficienza, la gestione delle liste d’attesa e il rafforzamento della collaborazione tra Ulss, Ambiti territoriali sociali e strutture, rappresenta un primo passo utile che va proseguito”.
“Tuttavia, alla visione strategica e alla programmazione di lungo periodo devono accompagnarsi risposte immediate per contrastare l’emergenza odierna. Alle famiglie e ai gestori servono certezze su quali interventi verranno adottati, con quali risorse e in quali tempi per prevenire nuovi rincari. Ritengo fondamentale rafforzare l’assistenza domiciliare, i servizi diurni e il sostegno ai caregiver familiari, tenendo presente che tali soluzioni non possono essere sempre e comunque un’alternativa al ricovero: quando la residenzialità si rende necessaria, la risposta deve essere appropriata e finanziariamente sostenibile”.
“Non chiediamo di scegliere tra la tenuta delle case di riposo e la tutela delle famiglie; chiediamo che le istituzioni lavorino per garantire entrambe – ha concluso Michelusi – La non autosufficienza non può diventare un’emergenza privata da affrontare con le sole risorse di una pensione o di una famiglia: è una responsabilità pubblica e una misura concreta della capacità di una Comunità di prendersi cura delle persone nei momenti di maggiore fragilità”.
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