“Nonno Ara” non c’è più. Lo piangono gli amici dell’hockey e l’intera Vallata dell’Agno

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Antonio Ara, detto "Nonno Ara", in un'immagine sorridente dal gruppo Facebook a lui dedicato

Era un personaggio, per tutti i valdagnesi, ma chi gli voleva bene non si è mai dimenticato che Antonio Ara, “Nonno Ara” secondo suo nomignolo più gettonato, era prima di tutto una persona. In difficoltà e, negli ultimi tempi, con seri problemi di salute. Se ne è andato in silenzio a soli 58 anni Antonio, un uomo di origini sarde che chiunque abbia bazzicato per gli ambienti sportivi (al Palalido e allo Stadio dei Fiori in particolare) non può che ricordare con affetto e simpatia, soprattutto nel circo dell’hockeypista di cui era grande tifoso. Dalla notizia della sua morte, avvenuta ieri, si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio su un gruppo Facebook a lui dedicato, fondato probabilmente con spirito goliardico ma in cui oggi campeggia la sua epigrafe. Sia a Valdagno che a Recoaro sono ore di lutto e tristezza.

A riconoscerlo per le strade del centro valdagnese, negli anni scorsi, erano praticamente tutti. E a decine, conoscendone l’eccentricità del tutto innocua, almeno una volta gli hanno teso una mano o concesso un “passaggio” in auto accompagnandolo in una casa popolare dove viveva in passato. Poi è sopravvenuto un infortunio che lo limitava nei movimenti, costringendolo a camminare con l’ausilio di un deambulatore. Seguito dai Servizi Sociali, in seguito si era trasferito a Recoaro per un periodo di convalescenza dopo un ictus dal quale si era ripreso e nella casa di riposo Residenza Montalbieri, fino al recente ricovero in ospedale di Valdagno, dove è spirato.

Alcuni anni fa, tra l’altro, il nome di “Nonno Ara” salì alla ribalta delle pagine di cronaca per una multa: si dimenticò di obliterare il biglietto dell’autobus e venne sanzionato, provocando l’indignazione di tanti cittadini valdagnesi. Tanto che fu organizzata una rapida colletta per pagare la sanzione, una dimostrazione d’affetto che Antonio accolse con un sorriso e molteplici grazie. Amava molto chiacchierare con la gente, con chiunque, che fosse da un sedile di una macchina o dalla panchina di un parco poco importa. Con sempre indosso l’immancabile sciarpa rossoblu del Cagliari e tanti gadgets dell’Hockey Valdagno, sua “seconda” fede. O forse prima, chi lo sa.

Ricordi legati alla figura di Antonio, figura anche di folklore della cittadina, che era facile incontrare nei locali e nei bar del centro, al palasport dell’hockey e talvolta allo stadio. E proprio negli ambienti dell’hockey il suo nomignolo circolava ormai in tutta Italia sulla bocca dei tifosi. Ovunque ci fosse movimento, gente, allegria, in altre parole: un po’ di compagnia e calore umano. Che non mancheranno venerdì, alle 10.30, quando nella chiesa di S. Gaetano si terrà il funerale con l’ultimo saluto terreno. A piangerlo, insieme ai valdagnesi e quanti lo hanno conosciuto, i cugini del Veneto e della Sardegna, gli unici parenti ancora in vita. Domani sera alle 19, invece, la veglia di preghiera in sua memoria.

Nel 2016 un cantautore valdagnese, Marco Pancheri, gli dedicò una canzone parlando di lui nel testo e in un videoclip.

“Antonio viene qui
…Stamattina
Sta un po’ meglio
…Per fortuna…
Vorrei che
Si distraesse un po’
Antonio…
La sua vita
…E’ stata dura
Ma lui sa
Che alla paura
Si può dire
Quello che si può
[.]
Nonno Ara… Nonno Ara…
Sarai per sempre giovane!
Tu…la luce nella polvere…
Che vince sulle tenebre…
Nonno Ara… Nonno Ara…
E’ bello ritrovarti qua…
Nella verità… Che conosce l’impossibile!”

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