Sciopero dei medici di famiglia: 8 su 10 bloccano le ricette telematiche

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E’ scattato oggi lo stato di agitazione dei medici di famiglia veneti. La protesta prevede 29 giorni di sciopero: i primi sette (previsti per il 19, 20, 26 e 27 settembre e il 10, 11 e 12 ottobre) si concretizzano nella cessazione dell’invio delle ricette telematiche. I 22 giorni restanti si terranno fra novembre e maggio e prevedono un’agitazione ancora più grave, con la chiusura degli ambulatori. “Dalle nostre rilevazioni – affermano i segretari regionali delle rappresentanze di categoria Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale, rispettivamente Domenico Crisarà, Salvatore Cauchi, Liliana Lora e Antonio Fania – risulta che l’adesione media allo sciopero è stata del 79,60 per cento, con punte dell’87,8 per cento”. Una protesta che i rappresentati dei medici di famiglia ritengono fatta “nell’interesse dei cittadini e del mantenimento del servizio sanitario regionale pubblico”.

I motivi dello sciopero. Che cosa ha indotto i 3.161 medici di famiglia veneti a una mobilitazione così forte? I medici di medicina generale sono in prima linea rispetto a tutte le patologie croniche legate in particolare all’invecchiamento della popolazione. “Il grande problema che la nostra Sanità deve affrontare è la cronicità — ha spiegato al Corriere del Veneto Roberto Mora, presidente regionale dell’Ordine dei Medici e dottore di famiglia —. Dal 1990 il numero degli over 65 supera quello dei giovani e noi oggi curiamo a domicilio 40 mila malati cronici. Un aiuto sarebbe dovuto arrivare dalla conversione di 1219 posti letto ospedalieri in nuovi letti negli ospedali di comunità e nelle Residenze sanitarie assistite, prevista dal Piano sociosanitario ma mai attuata. Aggiungiamoci la carenza di personale e di strutture a nostra disposizione ed ecco spiegato un malessere figlio dell’aumento senza rete del carico di lavoro, per noi e per le famiglie”.

“Speriamo – affermano i sindacati nella nota odierna – di non dover ricorrere alle preannunciate forme di lotta più dure, non per nostra volontà, avrebbero ripercussioni sull’assistenza ai cittadini. Il nostro interesse è assistere sempre meglio i Veneti, confidiamo che chi ci governa abbia gli stessi sentimenti!”. A farli desistere non è servita una lettera dei direttori generali delle Usl minaccia nei confronti dei medici di base che hanno aderito allo stato di agitazione possibili deferimenti al collegio arbitrale, richieste di risarcimento o, addirittura, la risoluzione della convenzione per inadempienza contrattuale. La loro protesta ha già raccolto la solidarietà dei vertici nazionali degli stessi sindacati. Lo conferma Angelo Testa dello Snami nazionale: “Se la parte pubblica porrà in essere azioni contro i colleghi veneti che sciopereranno ci sarà una mobilitazione generale e l’astensione dal lavoro sarà su tutto il territorio nazionale”.

Coletto attacca il Governo. Il braccio di ferro con la Regione passa anche attraverso due delibere approvate dalla Giunta Regionale, non condivise dalle rappresentanze dei medici di medicina generale. L’assessore regionale alla sanità Luca Coletto è intervenuto sulla protesta lo scorso fine settimana sostenendo che sulle strategie di rafforzamento della sanità territoriale Regione e sindacati parlano la stessa lingua e incolpando delle scelte i tagli nazionali. “I medici di famiglia dovrebbero ammettere – ha affermato Coletto -, dopo aver denunciato ritardi dei quali la Regione sarebbe responsabile, è che anche quest’anno il Governo nazionale ha tagliato 160 milioni alla sanità veneta (gli ultimi di una lunga serie in atto da cinque anni) e che non esiste macchina al mondo che possa fare più strada di quello che gli consente la benzina che c’è nel serbatoio”. I sindacati dei medici però non ci stanno: “Hanno deciso a Roma di subordinare la guardia medica alle centrali operative territoriali e di trasformare gli ospedali di comunità in strutture sanitarie totalmente affidate a privati, di bloccare il processo di costruzione del Fascicolo Sanitario Elettronico già in fase di strutturazione avanzata attraverso la volontarietà dei medici di famiglia? Hanno deciso a Roma di bloccare il processo di attivazione delle medicine di gruppo integrate, già finanziati a bilancio vincolato con 150 milioni di euro in tre anni? Possiamo accettare che la guardia medica venga posta sotto le centrali operative territoriali gestite dagli infermieri solo per poter compensare le dimissioni selvagge dagli ospedali nel fine settimana? Cosa c’entra Roma con tutto questo?”.

 

Opposizioni all’attacco. Le opposizioni in Regione (Partito Democratico, Lista Amp, Mdp-Articolo 1, Veneto Civico e Movimento Cinque Stelle) con una mozione hanno chiesto sul tema un Consiglio straordinario. “Il Piano sociosanitario 2012-2016 infatti – spiegano dal Pd – è rimasto finora lettera morta. Con questa mozione vogliamo sollecitare l’intervento della Giunta in modo da evitare la paralisi. I problemi sono noti, ma non hanno trovato ascolto. Entro il 2016 era prevista l’attivazione di nuovi ospedali di comunità, Unità riabilitative territoriali e hospices, ma siamo in fase di assoluto stallo. Dei 1263 posti letto previsti non c’è ancora traccia, mentre ne sono già stati tagliati 1219 negli ospedali. Con la delibera 433 dello scorso 6 aprile, la Giunta ha fatto una retromarcia stravolgendo quanto previsto dal Pssr, riportando i posti letto dentro gli ospedali, senza prevederne le dotazioni, mettendo così in grave difficoltà i Centri Servizi che si erano già dotati di strutture ed erano pronti ad operare. Anche sulle Medicine di gruppo integrato siamo indietro: dal 2015 ne sono partite 55 su 87, che coprono appena il 12% della popolazione veneta. E pure per le famiglie con malati terminali o anziani bisognosi di assistenza e disabili la situazione è critica”.

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