Zaia candida Venezia per le Olimpiadi estive e gela la maggioranza. Stefani prende le distanze

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Luca Zaia lancia il Veneto come candidato per le Olipiadi estive del 2036 o 2040 e lascia interdetta la sua stessa maggioranza. “Vedremo”, è il commento gelido della premier Giorgia Meloni, mentre il presidente del Veneto Alberto Stefani osa un “Intanto finiamo queste”, sottolineando che le priorità del momento sono sociale e sanità.

La maggioranza ha quindi alzato un muro davanti all’entusiasmo dell’ex presidentissimo, che nel ruolo di presidente del Consiglio evidentemente ci sta stretto.

“Le Olimpiadi invernali sono state il primo esempio di Giochi ospitati in più città del nord Italia su un’area di oltre 22mila chilometri quadrati, con le difficoltà di trasporto come principale preoccupazione, anche se finora i disagi sembrano essere stati limitati per spettatori e atleti. Il caso Milano Cortina ha mostrato al mondo il potenziale delle regioni e dell’Italia. Questa esperienza non può andare sprecata. Siamo pronti ad affrontare un’altra sfida”, ha dichiarato Zaia all’Ansa.

Il periodo ipotizzato sono i Giochi del 2036 o del 2040 e l’idea di Zaia è Venezia come baricentro e il Veneto, Lago di Garda in primis, a completare la location.
Immediata la bordata da Davide Lovat, consigliere regionale di Szumski Resistere Veneto, che ha classificato l’uscita di Zaia come una “sparata di marketing politico”.

“L’annuncio di Luca Zaia di voler candidare il Venezia ad ospitare in un prossimo futuro anche le Olimpiadi estive, dopo quelle invernali in corso di svolgimento, mi lascia perplesso per una serie di motivi: primo, vedo che lo stesso presidente Alberto Stefani ha preso subito le distanze, con diplomazia e forse con qualche imbarazzo, dicendo che le priorità sono il sociale e la sanità e che intanto basta già finire quelle di Cortina. A Stefani si è aggiunta la Cgil sollecitando l’attenzione sul tema del lavoro, anziché sulle vetrine mediatiche. Secondo, mi domando a che titolo il Consigliere Zaia si esprima a nome di tutto il Veneto, parlandone come farebbe un feudatario medievale o, peggio, come qualcuno che ha decisamente esteso oltre ogni limite accettabile lo slogan “paroni a casa nostra” che apparteneva al defunto partito Lega Nord che non esiste più.

Terzo, vorrei capire se Luca Zaia è assurto al livello di pop star e in questo caso le sue dichiarazioni dovrebbero trovare spazio nelle rubriche di gossip e di spettacolo, perché il normale dibattito politico risulta inficiato con grave pregiudizio degli equilibri democratici, visto l’esorbitante squilibrio nello spazio a lui concesso rispetto non solo a quello dato ai suoi pari grado Consiglieri regionali, ma perfino rispetto al presidente Stefani che viene letteralmente e ingiustamente umiliato da questa situazione inaccettabile.

Come consigliere di minoranza ho il dovere di denunciare questa distorsione mediatica-istituzionale che non ha alcuna ragion d’essere, dato che Luca Zaia non è più presidente della giunta regionale e non ha alcun titolo per godere politicamente di questo privilegio mediatico rispetto ad altre figure istituzionali del Veneto”.

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