Campagnolo, confermati 90 licenziamenti a fine anno: scontro aperto tra Regione e sindacati

La vicenda Campagnolo si riaccende attorno al nodo cruciale dell’occupazione e dei licenziamenti, con la conferma del termine dei Contratti di Solidarietà al 31 dicembre 2026 e una profonda spaccatura tra la lettura ottimista della Regione Veneto e la posizione di duro scontro del sindacato, che annuncia mobilitazioni.

L’incontro di oggi nella sede di Veneto Lavoro alla presenza dell’Unità di crisi aziendali della Regione Veneto, di Confindustria Vicenza e delle sigle Fim Cisl e Fiom Cgil, ha messo in luce una profonda distanza sul futuro dello storico marchio vicentino delle componenti per il ciclismo. Nonostante la conferma ufficiale dell’imminente ingresso nel capitale da parte della holding SPAC di Ivan Glasenberg, che già controlla brand del settore come Pinarello e Q36.5, e l’annuncio della revisione del Piano industriale prevista per novembre, la dirigenza aziendale ha mantenuto ferma la prospettiva degli esuberi a fine anno.

I lavoratori a rischio, inizialmente stimati in 120 unità, sono oggi 90 su un organico totale di 259 dipendenti, in seguito a 30 dimissioni volontarie registrate nel corso dell’anno. L’assessore regionale al Lavoro Massimo Bitonci sceglie la strada della cautela e della mediazione, evidenziando come nel 2026 i licenziamenti siano stati evitati proprio grazie alla solidarietà e indicando come obiettivo per le prossime settimane la ricerca di strumenti per continuare a gestire la situazione occupazionale nel 2027 in modo “non traumatico”.

Di tutt’altro tenore è invece la reazione della Fiom Cgil di Vicenza, che definisce “inaccettabile” e “gravissima” la scelta di non ritirare le procedure di licenziamento a fronte dell’ingresso del nuovo socio finanziario. Il sindacato accusa la proprietà di voler colpire i lavoratori in una fase in cui la produzione sta fornendo primi segnali di ripresa e sostiene che l’arrivo dei nuovi capitali debba tradursi immediatamente in investimenti concreti su prodotti, macchinari obsoleti e sulla ripresa della produzione a pieno regime, anziché in un mero piano di tagli.

Se dalla Regione si guarda al nuovo vertice fissato per l’11 novembre come al momento per analizzare la rimodulazione del piano di rilancio, dalle organizzazioni dei lavoratori arriva un ultimatum chiaro: senza un cambio di rotta immediato e garanzie sulla tenuta dei posti di lavoro, la mobilitazione dei lavoratori partirà senza attendere i tempi della diplomazia aziendale.

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