L’ombra delle serrande abbassate sui marchi storici: Sbrollini porta il caso a Roma

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Non è soltanto una questione di negozi. È una questione di lavoro, di tenuta sociale e di futuro per il cuore commerciale della città. A Vicenza, dietro le vetrine di marchi storici come Benetton, Sisley e Coin si gioca una partita che riguarda decine di famiglie e, più in generale, la capacità del centro urbano di continuare a essere attrattivo e vitale.

A portare il caso all’attenzione del Governo è la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, che ha presentato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Lavoro chiedendo un intervento immediato per fare chiarezza sul destino delle attività vicentine e tutelare i lavoratori coinvolti. L’allarme nasce dalle preoccupazioni espresse dalla Filcams Cgil di Vicenza. Nel mirino ci sono in particolare il punto vendita Benetton di corso Palladio e il negozio Sisley del centro commerciale Le Piramidi, per i quali si ipotizzano possibili chiusure nel breve periodo. Una prospettiva che potrebbe tradursi in pesanti ripercussioni occupazionali per circa quindici dipendenti: “Il futuro dei punti vendita Benetton in corso Palladio, Sisley alle Piramidi e Coin nel centro storico di Vicenza non può essere lasciato nell’incertezza – afferma Sbrollini – per questo ho chiesto al Governo di intervenire per tutelare i posti di lavoro e fare chiarezza sulle prospettive delle tre attività”.

A preoccupare non è soltanto il rischio di perdere l’impiego. Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, un eventuale trasferimento dei lavoratori verso altri punti vendita, in particolare fuori provincia, potrebbe rivelarsi economicamente insostenibile, soprattutto per chi è impiegato con contratti part-time. Le spese di viaggio rischierebbero infatti di assorbire una quota significativa delle retribuzioni, rendendo di fatto impraticabile la prosecuzione del rapporto di lavoro. Sul tavolo c’è poi la situazione del negozio Coin, uno dei punti di riferimento del commercio cittadino tra piazza Castello e corso Palladio. Qui il problema non è quello di una chiusura annunciata, ma quello di un rilancio che, secondo il sindacato, non avrebbe ancora prodotto i risultati promessi. Dopo gli annunci relativi al rinnovo dei locali, all’arrivo di nuovi marchi e al rafforzamento dell’organico, persistono infatti interrogativi sulla reale attuazione del piano industriale. Alla mancanza di risposte si aggiungono le segnalazioni di carenza di personale e di un aggravio dei carichi di lavoro per chi è rimasto.

Per la senatrice vicentina il tema va ben oltre le singole insegne: “Non possiamo assistere passivamente all’indebolimento del commercio vicentino. In gioco ci sono occupazione, servizi e vitalità del centro storico” sottolinea, chiedendo al Governo di favorire un confronto tra aziende e organizzazioni sindacali, verificare gli impegni assunti e individuare possibili soluzioni per salvaguardare l’occupazione. L’interrogazione punta inoltre a coinvolgere le strutture ministeriali competenti nella gestione delle crisi d’impresa e sollecita una strategia più ampia condivisa con Regione Veneto ed enti locali per contrastare il progressivo arretramento del commercio urbano. La posta in gioco, in effetti, supera i numeri. Perché ogni serranda che si abbassa rappresenta un pezzo di città che si spegne. E in una Vicenza che negli ultimi anni ha già dovuto fare i conti con le trasformazioni del commercio tradizionale, la possibile uscita di scena di marchi storici rischia di diventare il simbolo di una crisi ben più profonda. Una crisi che oggi chiede risposte rapide, prima che le preoccupazioni dei lavoratori si trasformino in una nuova emergenza occupazionale.

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