Blitz Usa in Venezuela, Maduro nel carcere di Brooklyn: contro di lui un ‘super testimone’

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Donald Trump avrebbe offerto a Nicolas Maduro l’esilio in Turchia, ma al rifiuto del presidente venezuelano ha ordinato l’attacco condotto tra il 2 e il 3 gennaio, che ha portato all’arresto del leader di Caracas e di sua moglie Cilia Flores.

E’ il New York Times a svelare i retroscena che hanno portato all’interruzione della mediazione e all’ordine di attacco di Trump. Nel blitz ci sarebbero stati circa 40 morti fra militari e civili. La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza. Gli Stati Uniti collaboreranno con i responsabili venezuelani in carica “se prenderanno le decisioni giuste”, ha dichiarato il capo della diplomazia americana Marco Rubio.

Le reazioni. Proteste in diverse città americane per la cattura di Maduro. Condanne arrivano dalla Cina che chiede la liberazione immediata di Maduro, ma anche da Russia, Iran, Cuba, Turchia e Francia mentre l’Ue invoca moderazione. I governi di Argentina e Perù hanno invece emesso ordini di restrizione per impedire l’eventuale ingresso nei rispettivi Paesi di persone legate al governo di Maduro.

Kamala Harris: “azione illegale e imprudente”. “Il fatto che Maduro sia un dittatore brutale e illegittimo non cambia il fatto che questa azione sia stata illegale e imprudente. Abbiamo già visto questo film. Guerre per il cambio di regime o per il petrolio che vengono vendute come forza ma si trasformano in caos, e le famiglie americane ne pagano il prezzo”, fa sapere via X l’ex vicepresidente democratica degli Stati Uniti Kamala Harris.

Per Amnesty International, “L’azione militare condotta in Venezuela dall’amministrazione Trump, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores, solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani della popolazione venezuelana. Con estrema probabilità essa costituisce una violazione del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, così come lo è l’intenzione dichiarata dagli Stati Uniti di gestire il Paese e di controllarne le risorse petrolifere”.

Dopo essere atterrato sul suolo americano il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato condotto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove sarà chiamato a rispondere alle accuse federali di narcotraffico e possesso di armi. Contro di lui, gli Stati Uniti potrebbero avere un supertestimone. Si tratta, secondo Newsweek, di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo e sono analoghi a quelli contestati al leader venezuelano.

In Italia la maggiore preoccupazione riguarda i connazionali detenuti in Venezuela: “stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione. Abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza e stiamo lavorando anche per vedere cosa si può fare per la liberazione degli italiani detenuti, compreso il cooperante Trentini”, ha dichiarato al Tg2 il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Speriamo che con il cambio di regime e con l’andata via di Maduro, si possa riuscire a riportarli a casa”, ha aggiunto il vicepremier.