Groenlandia, gli Usa puntano all’acquisto ma non escludono l’opzione militare

Donald Trump insiste sulla Groenlandia. Il presidente degli Stati Uniti punta all’acquisizione dell’isola ma non esclude l’uso della forza militare per impossessarsi del territorio che fa parte del Regno di Danimarca. “La prima opzione del presidente – sottolinea comunque la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt – è sempre la diplomazia, per questo sta attivamente discutendo l’acquisto dell’isola”. Così facendo, la Casa Bianca ammorbidisce i toni, probabilmente per placare la dura reazione in casa e all’estero nel pieno della crisi venezuelana. Si affrettano a gettare acqua sul fuoco anche i repubblicani alleati di Trump. “Non credo che nessuno stia pensando di usare la forza militare in Groenlandia. Stanno valutando le vie diplomatiche“, ha precisato lo speaker della Camera Mike Johnson.
La Francia intanto ha annunciato di essere al lavoro con i suoi partner europei su un piano di reazione qualora gli Stati Uniti dovessero invadere la Groenlandia con la forza. Il timore è quello di un’operazione in stile Caracas che ha causato la morte di almeno 100 persone, stando alle ultime notizie diffuse dal ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello. Per ora il segretario di Stato americano Marco Rubio esclude un’invasione americana della Groenlandia e assicura che “non sarà come il Venezuela”. Per la prossima settimana, ha annunciato Rubio, c’è in programma un viaggio a Copenaghen. Una missione, quella in Danimarca, probabilmente concepita per cominciare a gettare le basi di una trattativa per l’acquisizione tanto voluta. Il vicepresidente Usa J. D. Vance ha in effetti più volte ribadito che la Groenlandia è “un’isola essenziale per noi“. “È un territorio fondamentale per la sicurezza – sottolinea – ma a Trump spetta la decisione finale”.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un Trattato di libera associazione per operare senza restrizioni sul territorio, sulla falsa riga di quegli accordi che gli Usa hanno già fatto con alcune isole del Pacifico, come Micronesia, Isole Marshall e Palau. Questo genere di accordo prevede che questi Paesi consentano agli Usa di operare senza restrizioni sul loro territorio in cambio di servizi essenziali, protezione e libero commercio. Il presupposto per siglare una simile intesa è però che l’isola diventi indipendente da Copenaghen, obiettivo che, con sfumature differenti, è già condiviso da gran parte della classe politica groenlandese.
A spiegarlo era stato Alex Gray, senior fellow presso l’American Foreign Policy Council, nel corso di un’audizione al Senato degli Stati Uniti risalente allo scorso 12 febbraio, quando Trump, tornato alla Casa Bianca, cominciò a minacciare un’annessione del territorio danese. L’udienza era stata concepita per esaminare “l’importanza strategica della Groenlandia per l’economia e la sicurezza nazionale americane” e aveva posto l’attenzione in particolare “sulla riserva di terre rare dell’isola, sulla presenza di centri di ricerca statunitensi sull’isola e sulle potenziali minacce dovute alla crescente influenza di Russia e Cina nell’Artico”. Di certo, Conquistare la Groenlandia con le sue risorse minerali e la sua posizione strategica per le rotte sull’Atlantico, consentirebbe a Trump di mostrare i muscoli alla Russia e la Cina, le grandi rivali di sempre.