Svolta storica in Venezuela, il settore del petrolio apre ai privati. Asse con gli Usa

Il Venezuela apre il settore del petrolio alla partecipazione di capitali privati e stranieri. Una svolta epocale nel Paese che negli ultimi 25 anni ha portato avanti un modello di rigido controllo statale proprio del chavismo. La riforma della legge sugli idrocarburi, votata in seconda lettura dal Parlamento a maggioranza del Partito socialista unito del Venezuela fondato da Hugo Chávez, attende ora la firma esecutiva della presidente ad interim Delcy Rodríguez per entrare formalmente in vigore.
L’approvazione dello storico provvedimento arriva a poche settimane dalla cattura dell’ex presidente de facto Nicolás Maduro, avvenuta il 3 gennaio scorso nel corso di un’operazione militare firmata Usa a Caracas. L’evento ha impresso un’accelerazione inattesa nel riassetto politico e istituzionale del Paese sudamericano. La stessa riforma sul petrolio è stata messa a punto in tempi record, questo anche – e soprattutto – per via della nuova e stretta collaborazione tra il governo ad interim venezuelano e Washington.
Il testo della nuova legge riduce in modo significativo il ruolo dello Stato nella gestione dei giacimenti petroliferi, elimina l’obbligo per la compagnia pubblica di detenere una quota di maggioranza e consente alle imprese private di operare nel settore petrolifero in autonomia, e dunque di commercializzare direttamente il greggio. Lo Stato mantiene formalmente la proprietà delle risorse, ma apre ampi spazi ai contratti di partecipazione produttiva, uno strumento sostenuto da tempo dalla stessa Rodríguez. Il Venezuela detiene le maggiori riserve petrolifere al mondo e oggi produce circa 1,1 milioni di barili al giorno.
Sul fronte fiscale, la riforma introduce ampie agevolazioni per gli investitori, tra cui esenzioni dall’imposta sul reddito, dall’Iva, dai dazi doganali e dai tributi locali, oltre a un’imposta integrata sugli idrocarburi fino al 15% dei ricavi lordi. È inoltre previsto il ricorso all’arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie, una richiesta chiave degli investitori esteri e dell’amministrazione statunitense in nome della “sicurezza giuridica”. “Stiamo esplorando il territorio – ha affermato il presidente Usa Donald Trump – riporteremo ricchezza a loro e a noi”.