“Caso Ziggiotti” e fumate nere, minoranze in pressing: “Così non si può continuare”

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    La crisi politica che attraversa il comune di Schio si arricchisce di nuovi capitoli. La maggioranza civica guidata dalla sindaca Cristina Marigo si trova a fare i conti con tensioni interne, votazioni bloccate e un equilibrio che appare sempre più precario. Ma sono gli ultimi sviluppi, tra cui il “caso Ziggiotti” e le due fumate nere per l’elezione del Presidente del Consiglio comunale, a riportato alla luce fragilità di difficile soluzione.

    Il “caso” Ziggiotti. A ravvivare un dibattito già scoppiettante, è stata la fotografia scattata a Milano al consigliere Nicola Ziggiotti, eletto con la lista Noi Cittadini, ritratto accanto al neo consigliere regionale Jacopo Maltauro e al coordinatore regionale di Forza Italia Flavio Tosi. Un’immagine che, di per sé, non avrebbe suscitato clamore, se non fosse che la scorsa estate due assessori della stessa maggioranza erano stati duramente criticati per essersi fatti immortalare con esponenti di Fratelli d’Italia al termine di un convegno sulla sicurezza. Una vicinanza a Maltauro non nuova quella del giovane amministratore, la cui vicenda – secondo il direttivo del Circolo FdI di Schio – dimostrerebbe l’esistenza di “due pesi e due misure” all’interno della coalizione civica. Il partito sottolinea come, in quell’occasione, si fosse parlato di “civismo ortodosso” per giustificare le critiche agli assessori, mentre oggi – sempre secondo FdI – la stessa rigidità non verrebbe applicata nei confronti di altri esponenti della maggioranza, come il consigliere Marco Vantin, vicino al Movimento 5 Stelle.

    Una disparità che, a loro giudizio, rivelerebbe “l’incoerenza politica di una maggioranza priva di una linea chiara e della capacità di farla rispettare”. Fratelli d’Italia interpreta inoltre la foto di Ziggiotti come un possibile segnale di avvicinamento al centrodestra: “Se il giovane consigliere sente il bisogno di frequentare ambienti, idee e persone del centrodestra, ne prendiamo atto con interesse”, affermano dal partito, aggiungendo che “la coerenza viene prima di tutto” e che chi guarda a quell’area politica dovrebbe trarne le conseguenze, lasciando una maggioranza che – sempre secondo FdI – avrebbe costruito la propria identità in contrapposizione al centrodestra stesso.

    Qui centrosinistra: “Basta giochetti”. Il centrosinistra – Partito Democratico in testa – ha espresso forte preoccupazione per lo stallo istituzionale, definendo quanto accaduto “un segnale grave di instabilità politica”. Secondo le opposizioni progressiste, la maggioranza avrebbe mostrato “incapacità di convogliare i propri voti” e un atteggiamento “poco compatibile con la delicatezza del momento istituzionale”, con particolare riferimento alle dichiarazioni ironiche dell’ex sindaco Orsi durante la seduta. Un centrosinistra che ricorda come fu proprio Orsi a sostenere la candidatura di Marigo meno di due anni fa, e si chiede “cosa sia cambiato oggi” e quali responsabilità politiche ricadano su chi allora costruì quell’alleanza. Per le opposizioni, lo stallo attuale sarebbe legato anche alla frattura interna apertasi sul tema AVA–Soraris, con il recesso approvato da una maggioranza incompleta e con “responsabilità politiche ben precise”. Pur riconoscendo che la maggioranza ha votato compatta le recenti variazioni di bilancio, il centrosinistra ritiene che ciò “non rappresenti una garanzia di stabilità nel medio periodo” e chiede alla sindaca di “chiarire in modo trasparente la reale situazione politica e amministrativa”, evitando di minimizzare quanto sta accadendo in Consiglio comunale.

    Un civismo alla prova finale della sua identità. La sindaca Marigo, da parte sua, ha respinto l’idea di essere indebolita o condizionata, rivendicando autonomia nelle scelte amministrative. Tuttavia, la sequenza di episodi – dalle dimissioni della consigliera Anna Nardi alle tensioni sul dossier AVA, fino alle votazioni bloccate – mostra una maggioranza che fatica a ritrovare compattezza. Il civismo scledense, per anni considerato un modello di pragmatismo e stabilità, si trova oggi a fare i conti con una fase di ridefinizione. Le dinamiche interne, le diverse sensibilità politiche e i rapporti con i partiti tradizionali stanno mettendo alla prova la sua capacità di rimanere un contenitore autonomo e coeso.
    La domanda che emerge, osservando gli ultimi sviluppi, è se il civismo possa continuare a essere un riferimento stabile nel momento in cui alcuni dei suoi protagonisti sembrano guardare ai partiti come possibile approdo sicuro per un futuro con vista su Piazza Statuto.

    Una tensione che non riguarda solo Schio, ma molte realtà amministrative italiane dove il civismo, nato come alternativa ai partiti, rischia di perdere la propria identità a favore di un partitismo, soprattutto a destra, tornato appetibile anche alla luce della solidità del governo Meloni. In questo scenario, la tenuta della maggioranza scledense diventa un banco di prova decisivo: non solo per il governo della città, ma per capire se il civismo locale saprà rinnovarsi o se, al contrario, si avvicina il tempo di una mesta archiviazione dell’esperienza.

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