Guerra Usa/Israele-Iran/Libano, Teheran non cede: centrali elettriche in pericolo

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Nuovo rischio escalation per la guerra in Iran. Dopo l’ultimatum di Donald Trump a Teheran, con tanto di minaccia di “colpire e annientare” le centrali elettriche iraniane se la Repubblica islamica “non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore”, il regime degli ayatollah ha risposto di essere pronto, in caso di attacco, a “distruggere irreversibilmente” le infrastrutture vitali dell’intera regione, insieme a “chiudere completamente” Hormuz, dove solo una manciata di navi è riuscita a passare in poco più di tre settimane di conflitto. Intanto, si infiammano anche le tensioni in Libano. Qui Israele ha fatto sapere che “intensificherà” le operazioni “terrestri mirate”.

Nelle ultime ore però si registra da più parti una timida apertura verso la diplomazia. Stando a quanto riporta Axios, che cita sue fonti, gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l’Iran su ordine del presidente, mentre entrambi i Paesi hanno dato voce alle loro condizioni per concludere il conflitto. Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi. E hanno informato Washington e Israele che l’Iran è interessato a negoziare, ma a condizioni molto rigide, enunciate nelle ultime ore da Tasnim, l’agenzia di stampa legata ai pasdaran: la garanzia che il conflitto non si ripeta; la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione; il pagamento di un risarcimento all’Iran; la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all’Iran; l’attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l’estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.

Anche gli States allora hanno enunciato le loro condizioni, tanto che il quadro appare inconciliabile tra le due parti. Da parte sua, il capo della Casa bianca chiede che l’Iran si impegni su sei fronti: nessun programma missilistico per cinque anni; arricchimento dell’uranio pari a zero; smantellamento degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; protocolli rigorosi di osservazione esterna per la creazione e l’utilizzo di centrifughe e macchinari correlati che potrebbero favorire un programma di armi nucleari; trattati sul controllo degli armamenti con i paesi della regione che prevedono un limite massimo di 1.000 missili; nessun finanziamento per gruppi affiliati come Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza. Entrambi gli elenchi di condizioni mostrano chiaramente una distanza al momento incolmabile.