Cookies Family, il fenomeno social è vicentino: “Dolcezza e normalità contro la finzione”

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In un ecosistema digitale dominato da urla, provocazioni e contenuti costruiti a tavolino, una famiglia vicentina sta compiendo una piccola rivoluzione culturale. Si chiama Cookies Family e, con oltre 320mila follower su YouTube e più di 90mila su Instagram, è diventata uno dei fenomeni più sorprendenti e controcorrente del panorama social italiano. Una crescita costante, settimana dopo settimana, che non nasce da strategie di marketing, ma da qualcosa di molto più semplice: autenticità.

Miro, Dalila, LuKa ed Lena non interpretano un ruolo. Non recitano. Non inseguono l’algoritmo. Raccontano la loro vita così com’è: imperfetta, buffa, tenera, a volte malinconica, sempre vera. Con quella genuinità e una buona dose d’amore che quasi commuovono. Ma anche col senso di responsabilità di chi ha comunque capito la potenza del mezzo. E proprio per questo stanno conquistando un pubblico trasversale, fatto di famiglie, adolescenti, nonni, educatori. Chiunque cerchi, sui social, un rimedio alla frenesia. E quando la gente li ferma per strada, loro si prestano con l’imbarazzo e l’incredulità di chi ha fatto di un grande gioco un modo di vivere la vita familiare con complice leggerezza. Senza pensare a costruire “personaggi” o una carriera.

Una storia d’amore nata alla Pria e cresciuta oltre i confini. La loro forza non nasce online. Nasce molto prima. Dall’amore di una coppia di giovanissimi. “Ci siamo conosciuti alla Pria – racconta Dalila – io avevo 15 anni, lui 16. Per me è stato amore a prima vista. Non mi sono posta domande: le sue origini, la sua religione… era lui. Punto”. È un dettaglio che oggi assume un valore enorme e mentre lei lo racconta lui la guarda con occhi che brillano in modo raro. Miro viene da una famiglia serba, Dalila da una famiglia bosniaca. Due mondi che negli anni Novanta erano divisi da una guerra feroce: “Ma a casa nostra non si parla di differenze – dice Miro – i nostri genitori non hanno mai avuto da ridire. Sono stati costretti dalla guerra, ma alla fine si volevano tutti bene”. Dalila annuisce: “Ai nostri figli abbiamo sempre insegnato l’amore per tutte le culture. Non giudichiamo per la nazionalità. Mai. Siamo un po’ italiani, un po’ serbi, un po’ bosniaci. Un mix. E questo ci arricchisce”.

La routine che non toglie tempo alla famiglia: lo restituisce. Quando il canale è esploso, la loro vita non è stata stravolta. È stata arricchita. “Si è incastrato tutto bene – racconta Miro – è diventato parte della nostra giornata. Secondo me ci ha uniti ancora di più. Prima magari avevamo quell’oretta sul tablet…ora quel tempo non c’è più. È quasi un paradosso che spiega però tutto: facciamo social, ma stiamo meno sui social. Perché quando si registra, si sta tutti insieme. La gente vede un minuto di video, ma noi siamo lì un’ora a ridere e scherzare”. Dalila è la perfezionista del gruppo e quei contenuti li elabora, studia le foto, pensa a come e quando lanciarli. Ma sempre dopo aver smesso i panni della mamma: “Non lascio fare a nessun altro. Lui si offrirebbe, ma non mi fido”, sorride divertita. Ma c’è una regola che non tradiscono mai: mai un obbligo. “Se Luca non è in vena, non lo fa. Se Lena è stanca, si aspetta. Si vedrebbe subito se fosse forzato. E loro vengono prima di tutto”.

Il dolore, la pausa, la ripartenza. E la loro autenticità si vede soprattutto quando la vita fa male. “Luka ha avuto un brutto incidente in bicicletta – racconta Dalila – ci siamo fermati per un mese. Non avevamo voglia di ridere né di scherzare. Volevamo solo stargli vicino”. Un braccio immobilizzato, un orecchio ferito, la paura che resta addosso: “Quando abbiamo provato a ricominciare, non eravamo noi. C’era qualcosa di triste nei video”. È qui che la Cookies Family si distingue davvero. Non hanno mai sacrificato la vita per i contenuti e le parole dei ragazzi lo confermano: “Fare video mi rilassa, farli con mamma e papà mi rende felice” – ammette Luka guardando dolcemente il papà. “Abbiamo iniziato io e mamma dopo che ho tanto insistito – spiega Lena – ma quando ha partecipato tutta la famiglia è stata un’altra cosa”.

I ricordi felici e la rivoluzione gentile. Ma anche quando si passa ai ricordi felici, si capisce molto della Cookies family ed è Luka a spiegare il suo video preferito: “Il video della carriola. Io tenevo i piedi del papà, lui camminava con le mani. Lena teneva la mamma. Continuavamo a cadere. Stavamo piangendo dalle risate”. Un video che online ha fatto numeri molto modesti. Ma per loro è stato il più bello. “Ha fatto star bene noi” dice Luka. E in quella frase c’è tutta la loro filosofia. La Cookies Family non è un fenomeno virale. È un antidoto. Anzitutto a un’idea tossica di influencer che sacrifica tutto – perfino i figli  -per un like. Un antidoto a un tempo in cui si butta via ciò che si rompe, invece di aggiustarlo. Loro no. E forse è per questo che l’Italia li sta guardando così: perché ricordano a tutti noi che la normalità, quando è autentica, può essere straordinaria.

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