Monte Cengio, le acrobazie in mtb scatenano il web: “Siete senza rispetto”

Acrobazie a piena velocità e impennate con la mountain bike fra le Gallerie e i sentieri del monte Cengio. Tutto immortalato in un video divenuto virale. Tanto è bastato per scatenare decine di commenti dai toni pesanti a difesa di un luogo teatro di eventi bellici oltre che di una ricorrenza annuale che, nel mese di giugno, commemora migliaia di caduti periti nell’estremo tentavo di arginare l’avanzata austriaca verso la pianura veneta.
Polemiche feroci nate dopo la pubblicazione di questo contenuto social con protagonisti due volti noti delle due ruote artigliate: Michele Ferro, vicentino residente in Val di Fassa e collaboratore di una rivista specializzata per appassionati di mtb assieme a Stefano Udeschini, trentino, già istruttore della Federazione Ciclistica Italiana dal 2012 nonché redattore del medesimo magazine online. Tanti i commenti, anche feroci, di chi – anche fra gli stessi appassionati di mountain bike – non ha gradito la spavalderia con cui i due sportivi hanno affrontato i sentieri tortuosi a strapiombo sulla Val D’Astico oltre che i tratti di galleria scavati durante il Primo Conflitto mondiale, da ormai mezzo secolo dichiarati “Zona Sacra alla Patria” con Legge 534 del 1967.
Non solo una questione di opportunità per rispetto dell’area monumentale del Cengio, ma anche per più oggettive ragioni di sicurezza oltre che di manutenzione dei luoghi. “A parte il rischio che corrono loro stessi, immaginate se siete lì a camminare e arriva una bici a tutta velocità in un sentiero così angusto, come va a finire? Facciamo i video per invogliare altri e trasformare quel posto in un luna park delle mtb?” si legge in uno degli attacchi via social. “Ma quelli che fanno frenate e pazzie varie con le bici, sanno che i solchi creati, con le piogge, danneggiano il fondo dei sentieri? Ma volete davvero paragonarlo a camminarci con le scarpe? Sapete che ci sono volontari che lavorano per curarli e preservarli alla memoria collettiva quei percorsi?” scrive ancora un altro. Ma il commento più duro arriva proprio dalle istituzioni locali, per bocca di un assessore comunale di Cogollo del Cengio: “Nella legge 78 del 2001 si fa riferimento – scrive Ronnie Zanini – negli articoli 1 e 5, al deterioramento ed alterazione delle caratteristiche materiali delle vestigia della Grande Guerra. Questo rimanda a specifiche ordinanze comunali. Se i cartelli sono stati rimossi lo verificheremo e saranno ripristinati: ricordo comunque che se l’ammenda è relativamente bassa, massimo 500euro, il danneggiamento di Vestigia storiche è penale”.

La difesa dei due ciclisti. E se i protagonisti del video tanto discusso hanno solo lasciato trasparire, attraverso i commenti del loro magazine, che le forme di scarso rispetto per i luoghi sacri e la montagna in genere sono piuttosto quelle perpetrate da chi sporca e la vive senza coglierne l’essenza, è la nota pagina social per gli appassionati delle ruote “grasse”, Enduro Senza Fretta, a prenderne le difese: “Esprimiamo la nostra vicinanza agli amici Michele Ferro e Steve Ude che dopo aver pubblicato questo video sul Monte Cengio sono stati investiti da un’ondata di commenti insulsi, quando non vere e proprie offese. Non è solo questione di difendere dei colleghi, ma anche di sostenere un principio che è quello della mtb come mezzo per conoscere la storia. La questione è sempre la stessa trita e ritrita (ed ha veramente stufato!): riguarda l’andare in bici in zone che sono state teatro della Grande Guerra. Ancora oggi un moralismo retrogrado e becero stigmatizza l’uso della mtb su questi percorsi: “bisogna andare a piedi in segno di rispetto”. Sicuramente siamo tutte persone in buona fede e rispettose ma la sensibilità storica parta dalla testa e non dai piedi, e se proprio volete conservare questa vostra convinzione andate a piedi e non sparate sentenze su chi decide di vivere questa esperienza su due ruote: vedrete che sarà un piacere incontrarsi e scambiarsi sorrisi ed opinioni”.
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