La Fenice, annullate le collaborazioni con Beatrice Venezi. “Colpa” di un’intervista

Bufera su Beatrice Venezi dopo che La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, ha comunicato la decisione di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro che a fine 2025 era stata nominata direttrice musicale del Gran Teatro di Venezia. Una nomina che – ricordiamo – era stata accompagnata da tante polemiche. Questa volta però a scatenare il putiferio sarebbe stata un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nacion, durante la quale – in sintesi – accusa i musicisti dell’orchestra di essere raccomandati dalle famiglie che hanno tramandato il mestiere. E non come lei, che si è fatta da sola.
Affermazioni gravi, diffamatorie, e chi più ne ha più ne metta. Per la Rsu de La Fenice, “Si tratta di affermazioni false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d’orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale. Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all’identità stessa della nostra Fondazione”. Le maestranze avevano poi definito le dichiarazioni di Venezi come “incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua”.
Inevitabili le reazioni della politica. “Ci voleva una intervista in Argentina per far capire al sovrintendente de La Fenice Colabianchi che era necessario chiudere il rapporto con il maestro Venezi”, ha polemizzato il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini. Di opinione simile è il segretario generale di Cgil Venezia, Daniele Giordano, che in una nota ha fatto sapere di ritenere la decisione della Fondazione “positiva”, “l’unica scelta possibile”.”Il caso del Teatro La Fenice certifica il fallimento del governo e di Fratelli d’Italia nelle politiche culturali”, ha dichiarato Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera.