In mille per l’addio a Toni Sandonà: “Un uomo che aveva il dono di unire”

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Non c’era più posto nemmeno sul sagrato. Oltre un migliaio di persone, molte rimaste fuori dalla chiesa incapaci di trovare spazio tra i banchi, hanno salutato ieri pomeriggio Antonio Pellegrino Sandonà, per tutti Toni, l’imprenditore 81enne morto in Sardegna mentre pedalava lungo la statale 128.

Una folla composta, silenziosa, attraversata da un dolore che ha superato il Tirreno in poche ore, arrivando nell’Alto Vicentino come un colpo al cuore. Dentro la chiesa, accanto alla famiglia, c’erano le autorità, i dipendenti di ieri e di oggi, i sodali del mondo associazionistico che Toni aveva vissuto con passione, e un numero impressionante di amici. Fuori, un paese intero che sembrava non voler credere a una fine così improvvisa e crudele. La dinamica dell’incidente, ricostruita dalle forze dell’ordine e riportata dalle cronache locali sarde, è di una semplicità tragica: Sandonà stava pedalando in località S’isca ’e sa Mela, tra Sorgono e Tonara, quando una Fiat Panda guidata da un 90enne del posto lo ha travolto. Una notizia rimbalzata immediatamente ad Arsiero e Caltrano, dove Toni aveva costruito un pezzo importante della sua storia professionale. Prima il market del paese, poi altri negozi, infine lo spaccio di formaggi: un luogo che era diventato più di un punto vendita, quasi un presidio culturale del gusto vicentino. Sandonà difendeva i prodotti locali con una convinzione rara, spesso controcorrente, legando commercio e territorio con una naturalezza e un savoir faire che oggi sembra appartenere a un’altra epoca.


E nei giorni scorsi anche il calcio, che tanto aveva amato – era stato presidente negli anni d’oro dell’Arsiero Calcio – non lo ha dimenticato. La società Alto Astico Cogollo, erede di quella storia sportiva, gli ha dedicato un minuto di silenzio commosso e applaudito, un gesto semplice ma potentissimo, che ha attraversato il campo come un abbraccio collettivo.
Ieri, ad Arsiero, quel sentimento era ovunque. Nelle strette di mano, negli sguardi bassi, nei racconti sussurrati fuori dalla chiesa. La morte di Toni Sandonà non ha portato via solo un imprenditore, ma un pezzo di identità comunitaria. Uno di quelli che sapevano tenere insieme le persone, che conoscevano tutti per nome, che non si tiravano indietro quando c’era da dare una mano o da difendere un’idea di territorio fatta di relazioni e autenticità.
Arsiero lo ha salutato così: in piedi, compatta, con un dolore che non ha bisogno di retorica.

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