Fusione, vade retro: “Si può fare molto anche senza cancellare interi paesi”

Il tema torna ciclicamente, come una marea che non si ritira mai del tutto. Basta una dichiarazione, un piano regionale, un accenno in conferenza stampa, e la parola fusione ricompare nel dibattito pubblico veneto e vicentino con la stessa regolarità dei vecchi cappotti tirati fuori dall’armadio a ogni cambio di stagione.

Questa volta a riaccendere la discussione è la Regione, che ribadisce la propria linea: nessuna imposizione dall’alto, ma un percorso di accompagnamento per ridurre la frammentazione istituzionale e migliorare la qualità dei servizi. L’assessore regionale agli Enti locali, Marco Zecchinato, parla di “supporto strategico”, non di obblighi: “Le identità territoriali vanno messe in condizione di affrontare le sfide moderne attraverso la cooperazione», afferma, annunciando nuove risorse per finanziare studi di fattibilità su fusioni e unioni. L’obiettivo è chiaro: capire se i Comuni, soprattutto i più piccoli, possano continuare a gestire i servizi in autonomia o se l’aggregazione possa generare efficienza e vantaggi per i cittadini: “La nostra è una proposta di metodo e di supporto. Vogliamo che i territori possano scegliere consapevolmente se procedere con convenzioni, unioni o fusioni”, ribadisce Zecchinato.

E il riferimento è al piano di riordino del 2024, una fotografia dettagliata delle criticità basata su parametri socioeconomici, costi dei servizi e dinamiche demografiche. Un documento che, secondo l’assessore, ha già mostrato come in alcune aree l’aggregazione possa essere un’opportunità per contrastare lo spopolamento e sostenere l’economia locale. Ma la Regione sa che due anni sono lunghi: “Monitoreremo costantemente l’evoluzione dei dati. Situazioni complesse nel 2024 potrebbero oggi essere già cambiate”. Fin qui, la linea istituzionale. Ma sul territorio, soprattutto nelle aree montane, l’ipotesi delle fusioni continua a sollevare più di un sopracciglio. Nell’alto vicentino, dove il dibattito ha coinvolto quasi tutti i municipi, la risposta più netta arriva dall’Unione Montana Alto Astico, che non accetta di essere dipinta come un ente debole in attesa di essere “adottato da qualcuno.

Il presidente Marco Lorenzato, sindaco di Laghi, e il vicepresidente Diego Carotta, sindaco di Pedemonte, lo scandiscono con chiarezza: “Non è una difesa del campanile. È una visione diversa. Concreta. Sostenibile”. E aggiungono un punto che nel dibattito spesso sfugge: cinque degli otto Comuni dell’Unione percepiscono fondi di confine, risorse che premiano proprio chi mantiene identità e prossimità nei territori più fragili. Per Lorenzato e Carotta, la vera sfida non è cancellare i confini sulle mappe, ma aggregare i servizi interni, quelli che il cittadino non vede ma che fanno funzionare la macchina amministrativa: “L’Unione lo sta già facendo. Così si salva la prossimità, si tutela l’identità territoriale, culturale e la tradizione delle nostre comunità” spiegano. E ricordano che non si tratta di parole: l’Unione ha incaricato la società Arvest di elaborare uno studio finanziato proprio con i contributi regionali citati da Zecchinato: “Non siamo fermi. Stiamo lavorando per rafforzare ciò che già funziona”.

A sostegno arriva anche Mosè Squarzon, presidente della vicina Unione Montana Piccole Dolomiti e sindaco di Monte di Malo, che rilancia un tema politico tutt’altro che secondario: “Sarebbe utile, e forse anche logico, che una parte dei fondi strategici regionali venisse utilizzata direttamente per le Unioni, per sostenere le forme associate di gestione. È lì che si fa l’efficienza vera”. Il messaggio, in sostanza, è chiaro: la fusione non è l’unica medicina. E, soprattutto, – almeno a detta degli amministratori interpellati – non sempre sarebbe quella giusta. Perché cancellare un Comune dalla carta geografica potrebbe sembrare una soluzione rapida, ma “rischia di indebolire proprio quei territori che la Regione vuole sostenere”. Una cosa è certa: nell’alto vicentino, dove ogni campanile racconta una storia e ogni valle ha un’identità che non si misura in numeri, l’idea che “piccolo non sia più bello” non convince tutti. E l’Unione Montana Alto Astico lo dice senza giri di parole: i servizi si possono unire, le storie dei paesi no.

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