Antigone, emergenza carceri: sovraffollamento del 139%

Secondo il XXII Rapporto di Antigone sulla detenzione il sovraffollamento nelle carceri italiane ha superato il 139,1%: al 30 aprile di quest’anno nelle nostre prigioni erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili.
Oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno.
Secondo Antigone è la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto: “Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione”. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono aumentate del 12,4%) quelle tra i detenuti del 73% e gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%.
I suicidi in carcere: nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere mentre dall’inizio di quest’anno i suicidi sono già 24. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi. Di fronte a questo scenario Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio e propone: un piano Marshall per le carceri riempiendole di vita in vista dell’estate allo scopo di ridurre il numero dei suicidi; il ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso il carcere a partire da quelle sulla media e alta sicurezza; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; maggiore accesso alle misure alternative anche attraverso l’uso del Consiglio di disciplina allargato per proporre premi tra cui anche la grazia; predisporre l’accesso alla detenzione domiciliare per tutti coloro che hanno da scontare un fine pena inferiore ai 12 mesi; investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni di liceo e di poli universitari riducendo gli ostacoli burocratici; sport per tutti d’estate all’aperto in ogni carcere; il ripristino di modelli di custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; la riduzione dell’uso dell’isolamento e la limitazione della sorveglianza particolare oggi abusata; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo e informazione dei parenti nell’immediatezza dei fatti; costituzione di parte civile del Governo in ogni procedimento per tortura o lesioni commesse da esponenti del Corpo di Polizia Penitenziaria o altri membri dello staff; screening generale di salute per tutti i detenuti a partire da malattie infettive e psichiatriche ed altro ancora.
I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.
È soprattutto il sistema che continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte.