Caso Trieste, ondata di sostegno alle maestre. La solidarietà travolge la polemica della destra

La società civile si è stretta intorno alla scuola primaria Arpalice Cuman Pertile di Marostica e alle maestre che, d’accordo con i genitori e dopo un percorso didattico preciso, hanno accompagnato gli allievi di quinta in piazza Libertà a Trieste per far loro comprendere che cosa significano le difficoltà dell’immigrazione e la privazione dei diritti. Dopo la polemica sollevata dalla europarlamentare leghista Anna Maria Cisint e da numerosi esponenti della destra, che hanno invocato una ispezione parlamentare sulla scuola, è scattata una imponente e travolgente solidarietà nei confronti delle maestre.

Una solidarietà travolgente che ha smosso le coscienze. Troppi i commenti di odio e intolleranza di chi si è detto contrario all’iniziativa, toni di una violenza inaudita che hanno innescato un vero e proprio movimento a favore della scuola, partito dalle piazze e che ha coinvolto anche la politica in contrasto con la destra. E se a Marostica le firme raccolte, i commenti sui social e le azioni di solidarietà hanno letteralmente annientato quella parte politica che aveva dato il via alla polemica, l’ammirazione per le maestre ed il programma scolastico è arrivata anche da fuori e da contesti inaspettati con raccolte firme a favore dell’Arpalice Cuman Pertile da varie città.

Significativo l’intervento che arriva da un gruppo di cittadini di Marostica: “Come cittadini e membri della società civile esprimiamo preoccupazione per il deteriorarsi della qualità del dibattito pubblico.” Il comunicato cita “L’intromissione indebita e irrispettosa” della politica che ha di fatto condannato le maestre per aver educato gli alunni al rispetto di valori umani riconosciuti. “Riteniamo che tutto ciò rappresenti un sintomo di grave sordità morale e non condividiamo, per il rispetto che è dovuto ai diritti sanciti nella nostra Carta Costituzionale, la crescente violenza dei toni di cui danno prova esponenti politici che sono stati deputati per elezione popolare a rappresentarci nella sfera pubblica. Educazione e cultura vanno nella direzione opposta a quella alimentata dal linguaggio dell’odio, inaccettabile sempre e, ancor più, se a parlarlo sono proprio rappresentanti delle istituzioni. Educare al rispetto per l’altro, all’empatia e alla solidarietà significa coltivare il valore dell’umanità: il compito della scuola è proprio questo”.

In difesa della scuola anche la consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto, che si è rivolta direttamente al presidente della regione Alberto Stefani per denunciare “l’ingerenza del ministro dell’Istruzione che si presta ad una strumentalizzazione politica. Una ingerenza inaccettabile nell’autonomia scolastica, che la nostra Costituzione tutela con chiarezza”. “E’ altrettanto pesante che l’assessore regionale all’Istruzione parli addirittura di azione che ‘appare lesiva’ riferendosi a un progetto costruito dentro un percorso di educazione civica, che molte scuole venete hanno portato avanti in questi anni – ha dichiarato Luisetto – Qui è chiaro che non siamo davanti a una discussione nel merito didattico. Siamo davanti a una campagna politica contro una scuola pubblica. Gli articoli usciti in queste ore raccontano bene il clima che si è creato: una scuola da sempre punto di riferimento educativo per il territorio, finita nel mirino della propaganda nazionale della destra. Una escalation che dovrebbe preoccupare tutti, perché colpisce insegnanti, famiglie e perfino alunni pur di alimentare uno scontro ideologico.

E la cosa peggiore è che chi ci governa, davanti ai problemi veri della scuola e delle famiglie, continua a scegliere altre priorità. Non parla di stipendi degli insegnanti, di sostegno allo studio, di sicurezza degli edifici scolastici, di contrasto alla dispersione o di programmi che aiutino ragazze e ragazzi a sviluppare senso critico e strumenti per leggere la contemporaneità. Trova invece tempo ed energie per alimentare odio contro una scuola che fa il proprio dovere, una pericolosa azione di distrazione di massa, lesiva, usata per non entrare nei problemi veri. E’ un precedente grave perché se passa il principio che un’attività scolastica possa diventare oggetto di campagne d’odio e ispezioni ministeriali solo perché non piace alla destra, allora viene colpita l’idea stessa di scuola libera. Una scuola che dovrebbe insegnare a conoscere, a capire, a confrontarsi con la realtà. Non ad avere paura della politica che entra in classe per indagare su chi educa”.

Solidarietà è stata espressa anche da Carlo Cunegato, consigliere regionale di Avs che sul tema è stato invitato anche a Mediaset. “E’ scandaloso che questa destra non si riconosca nei principi costituzionali ma non conosce nemmeno le linee guida di educazione civica. Trieste era il punto di arrivo di un programma che è partito dall’analisi dei diritti umani. Si è insegnato ai bambini che c’è chi ha diritto al cibo, alla salute alla vita. Dopo di che hanno fatto un’analisi dei 12 articoli della Costituzione e in particolare dell’articolo 2 che dice che ogni cittadino ha dei diritti inviolabili e riconosce il dovere della solidarietà”. A Cunegato il giornalista ha infine posto una domanda tendenziosa: “A un bambino di 10 anni, di fronte al fatto che c’è un clandestino che si nasconde dalla polizia, dobbiamo dirgli che quel clandestino è un poverino che va accolto o dobbiamo dirgli che i clandestini non devono nascondersi dalla polizia?” Cunegato ha risposto: “Come genitore e insegnante, noi non insegniamo che quello è un clandestino, gli insegniamo che quello è un essere umano che deve avere i diritti di tutti”.

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