Ultras in coma dopo gli scontri con la polizia a Vicenza. La Corte Europea condanna l’Italia

Era il 5 novembre 2017 quando un tifoso della Sambenedettese rimase gravemente ferito negli scontri al termine della partita allo stadio Menti con il Vicenza. Oggi per quei fatti, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver condotto un’indagine efficace sul presunto uso eccessivo della forza da parte della polizia nei confronti dell’ultras Gianluca Fanesi, oggi 56enne e allora 44enne.
La Corte ha stabilito che lo Stato italiano ha violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta trattamenti inumani o degradanti. Secondo la versione di Fanesi, al termine dell’incontro il pullman che stava riportando i tifosi marchigiani a San Benedetto del Tronto fu attaccato dai sostenitori vicentini. Lui scese dal mezzo insieme ad altri ultras e, tra la confusione dei tafferugli, si trovò tra una recinzione e un furgone della polizia: è qui che, sempre secondo il suo racconto, alcuni agenti lo colpirono con un manganello alla nuca. Un video girato da un residente della zona, diffuso in seguito dalla trasmissione “Le Iene”, mostrerebbe l’uomo camminare con le braccia alzate verso i pullmini poco prima di essere raggiunto alle spalle. La Questura di Vicenza, nelle prime ricostruzioni, aveva invece parlato di una caduta accidentale, con Fanesi che si sarebbe procurato le ferite inciampando durante il fuggi fuggi.

Le ferite riportate da Fanesi furono serie e quando fu ricoverato fu sottoposto a tre interventi chirurgici e a un coma farmacologico. Secondo quanto riportato nella sentenza della Corte di Strasburgo, ancora oggi quei fatti gli lasciarono conseguenze permanenti: fasi di agitazione psicomotoria, difficoltà nel controllo delle reazioni emotive, disturbi della memoria e dell’attenzione, un’alterazione del linguaggio che compromette anche la comprensione di messaggi complessi.
Per i giudici europei, “date le circostanze particolari del caso, l’indagine condotta dalle autorità giudiziarie non è stata sufficientemente approfondita”, e “il governo non ha dimostrato in modo soddisfacente che le lesioni riportate dall’uomo siano state dovute esclusivamente a fattori diversi dai maltrattamenti inflitti dagli agenti di polizia con i manganelli”. La Corte ha ritenuto che Fanesi abbia subito un trattamento inumano e degradante, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e ha disposto che l’Italia gli versi 100 mila euro per danni materiali, 30 mila per danni morali e 20 mila per le spese legali, per un totale di 150 mila euro. La sentenza diventerà definitiva se le parti non richiederanno, o non otterranno, il rinvio del caso alla Grande Camera della Corte.
Il caso Fanesi si inserisce in un elenco già lungo di condanne subite dall’Italia a Strasburgo per violenze attribuite alle forze dell’ordine e per le indagini interne giudicate inadeguate: dal caso Cestaro, relativo all’irruzione alla scuola Diaz di Genova nel 2001, a numerosi altri episodi di presunti abusi in contesti di ordine pubblico.
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