Casa di riposo, rischio collasso o maxi tesoretto? Famiglie e minoranza vogliono chiarezza

Da una parte il rischio di una crisi strutturale legata ai finanziamenti regionali. Dall’altra un bilancio che, secondo quanto emerso in consiglio comunale, chiuderebbe con un avanzo di circa 250 mila euro. In mezzo, l’aumento delle rette, le dimissioni ai vertici della struttura e le domande di familiari e opposizione che chiedono di capire quale sia davvero lo stato di salute della casa di riposo comunale.
E’ un vero e proprio caso quello esploso a Caltrano, scoppiato dopo l’intervento del consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Carlo Cunegato, che ha portato il problema in Consiglio regionale. Secondo quanto denunciato, la struttura sarebbe accreditata per 40 posti letto ma riceverebbe contributi regionali per soli 27, lasciando scoperti 13 posti. Una situazione che, a suo dire, genera uno squilibrio economico e mette a rischio la sostenibilità dell’ente. A supportarne la tesi, era intervenuto anche il sindaco di Caltrano, Alberto Dal Santo, ringraziando pubblicamente Cunegato e sostenendo la necessità di una maggiore corrispondenza tra posti accreditati e quote finanziate dalla Regione: “Senza questa proporzionalità si scaricano i costi sulle famiglie”, aveva dichiarato il primo cittadino.
La replica della minoranza: “Quale collasso con 250 mila euro di avanzo?”
Parole che però hanno provocato la netta reazione della minoranza consiliare guidata dalla portavoce Anna Campese. L’opposizione afferma di guardare con stupore alle dichiarazioni sul rischio di “collasso finanziario” a fronte di un avanzo di amministrazione della casa di riposo quantificato in circa 250 mila euro nel 2025 e di un aumento delle rette che, da gennaio 2026, ha raggiunto gli 11 euro al giorno. “A che gioco si sta giocando?”, affonda la minoranza, che contesta quello che definisce un clima di allarmismo potenzialmente dannoso sia per i dipendenti sia per le famiglie degli ospiti. Campese rivendica inoltre il lavoro svolto negli ultimi mesi sul fronte istituzionale. Già il 17 febbraio, durante un incontro pubblico, alcuni familiari avevano incontrato il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco, al quale era stata consegnata una lettera sottoscritta da parenti e cittadini. Due le richieste avanzate: lo sblocco delle norme regionali che limitano la nascita di nuove IPAB e una revisione del sistema di finanziamento introdotto con il passaggio dalle tradizionali quote al sistema a budget, ritenuto troppo penalizzante.
Le dimissioni ai vertici e il nuovo ingresso nel Cda
Ma i problemi non sarebbero solo di natura economica. La minoranza evidenzia infatti una serie di elementi che ritiene meritevoli di approfondimento pubblico. Negli ultimi mesi avrebbero lasciato i rispettivi incarichi il direttore della struttura e il responsabile finanziario, mentre il sindaco ha nominato nel consiglio di amministrazione una nuova figura con competenze economiche. Fatti che, per l’opposizione, rendono ancora più necessaria una spiegazione dettagliata alla cittadinanza: “Ci chiediamo se tutte le questioni vi sia stato il doveroso coinvolgimento del personale e dei rappresentanti degli ospiti – incalza Campese – e se le preoccupazioni economiche espresse pubblicamente erano state condivise preventivamente con chi vive quotidianamente la realtà della struttura”.
Il Comitato familiari: «Se il bilancio è positivo, perché le rette restano così alte?»
Ad alimentare il dibattito è anche Marco Sandonà, presidente del Comitato Familiari, presente all’ultima seduta del consiglio comunale. Secondo Sandonà, la variazione di bilancio discussa in aula non giustificherebbe e non sarebbe coerente con quanto poi deciso: “Gli aumenti delle rette – osserva – erano stati giustificati con previsioni di bilancio negative. Oggi non comprendiamo perché, a fronte di un avanzo di 250mila euro, la riduzione annunciata sia di soli 2 euro al giorno dopo un aumento di 11 euro”. Un tema particolarmente sentito dalle famiglie, che nei mesi scorsi hanno visto crescere i costi mensili anche di oltre 300 euro. Ma il presidente del Comitato richiama anche un altro aspetto, molto meno noto e potenzialmente rilevante per numerosi ospiti.
Secondo Sandonà, le norme nazionali in materia socio-sanitaria prevedono che, nei casi di insufficienza economica certificata attraverso l’ISEE socio-sanitario residenziale, i Comuni possano essere chiamati a intervenire sulla quota sociale della retta. Il riferimento è alla legge 328 del 2000, al decreto legislativo 502 del 1992 e al Dpcm 159 del 2013, che disciplina l’ISEE per le prestazioni socio-sanitarie. “Non sempre queste opportunità sono state adeguatamente conosciute o illustrate agli interessati – ammettono dal comitato – l’auspicio è che le eventuali richieste di compartecipazione, almeno per il futuro, vengano valutate positivamente”
La richiesta finale: un’assemblea pubblica
Nel frattempo cresce la richiesta di un confronto aperto con la cittadinanza. La minoranza chiede un’assemblea pubblica che consenta a famiglie, operatori, amministratori e cittadini di discutere apertamente del futuro della casa di riposo. Perché, al di là dello scontro politico, restano alcune domande ancora senza risposta: la struttura è davvero vicina a una situazione critica a causa delle quote regionali ferme a 27 posti, come sostengono Cunegato e il sindaco? Oppure i dati di bilancio raccontano una realtà meno preoccupante di quella descritta pubblicamente e, in attesa di azioni da parte della regione, si potrebbe comunque agire supportando le famiglie? Il dissesto è tale per cui risulterebbe quantomeno improvvida anche la scelta di ridurre di 2 euro la retta, o al contrario l’avanzo consentirebbe misure ben più significative capaci di mitigare davvero il peso supportato dagli ospiti?
Casa di riposo a rischio, 40 ospiti ma contributi per 27: “Così salta tutto”
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