Guerra Usa-Iran, nuova ondata di attacchi incrociati. Baqaei: “continuiamo a trattare”

Nell’incertezza delle informazioni, dove ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino, il Centcom ha confermato l’avvio di una nuova ondata di attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, per la nona notte consecutiva. “Abbiamo colpito duramente l’Iran in onore dei soldati caduti” ha detto Trump. Un soldato americano è morto e un altro è rimasto ferito durante la detonazione controllata di un ordigno inesploso proveniente da un drone iraniano. Nuovi attacchi targati Usa anche contro “diversi luoghi nella città di Bushehr”, dove si trova la centrale nucleare iraniana, fa sapere l’agenzia Isna, citando il governatore della città, Mohammad Mozaffari.
Guardie della Rivoluzione: lo Stretto di Hormuz “è il nostro territorio”. “L’interferenza dell’esercito terrorista americano, proveniente da migliaia di chilometri di distanza, – cita l’agenzia Tasnim – non ha alcuna validità legale e sarà affrontata con certezza. Finché le azioni malvagie dell’America nella regione continueranno, questo passaggio non sarà sicuro per il transito di fertilizzanti, e nemmeno di una singola goccia di petrolio e gas”. “L’esercito invasore si prepari a subire le nostre conseguenze”, aggiungono le Guardie della Rivoluzione iraniane .
L’Iran ha poi commentato con una certa dose di ironia le minacce del presidente americano Donald Trump di invadere l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero del paese. “Ci sono molte persone sull’isola di Kharg che attendono con impazienza di dare il benvenuto alle forze americane”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, in conferenza stampa.
Mentre proseguono gli attacchi incrociati tra Iran e Stati Uniti, resta comunque aperta la via della diplomazia. “Abbiamo ricevuto proposte dai mediatori”, ha rivelato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che ha confermato la volontà di Teheran di continuare a trattare per porre fine al conflitto. “Insistere sulla contrapposizione ‘negoziato o guerra’ oppure ‘diplomazia o guerra’ non è utile per il nostro Paese. Pensare che la diplomazia escluda la difesa, o che la difesa sia incompatibile con la diplomazia, non è una logica corretta”, ha tenuto a sottolineare nella conferenza stampa quotidiana.
Il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni nel frattempo si è recato a Islamabad, per colloqui che sarebbero collegati alla mediazione pakistana tra Teheran e gli Stati Uniti. A rivelarlo è stata l’agenzia iraniana Isna citando fonti del governo pakistano.
Ieri, il Segretario di Stato americano Marco Rubio prima del suo viaggio alla volta delle Filippine, ha esortato la comunità internazionale a sostenere gli Stati Uniti nella pressione sull’Iran affinché “protegga la navigazione globale” attraverso lo Stretto di Hormuz. “È chiaro che l’Iran, o almeno alcuni funzionari iraniani, vogliono controllare lo Stretto e usarlo come leva contro il resto del mondo”. “Gli Stati Uniti – ha aggiunto Rubio – continueranno a fare ciò che è necessario per proteggere la navigazione globale, ma gli altri paesi devono iniziare ad intensificare i loro sforzi e fornire assistenza per condividere questo onere, sia in termini di risorse che di sostegno finanziario”.