Crisi idrica, a luglio Adige a -70%, Bacchiglione a -69%. “Agricoltori, non sprecate l’acqua”

L'Astico in secca (foto del consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta)

L’emergenza idrica in corso in Veneto sta mettendo in ginocchio la produzione agricola ed evidenzianto numerose criticità in diversi territori. Per quel che riguarda il vicentino, sono due i consorzi di bonifica interessatri: Alta Pianura Veneta e Brenta. Il 29 luglio, la Regione del Veneto ha confermato lo stato di emergenza e ha disposto, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa idrica, una significativa riduzione dei prelievi per gli usi superficiali. “La priorità assoluta è garantire l’acqua potabile ai cittadini”, ha detto l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini.

I drammatici dati di luglio
In questi giorni sono stati resi noti i dati del Bollettino di Anbi Veneto (l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica) sulla disponibilità di risorsa idrica nel mese di luglio mostrano il permanere di un quadro di severa criticità in tutta la regione. A fronte di precipitazioni inferiori alla media (-9% a luglio e -24% dall’inizio dell’anno idrologico) e di un mese particolarmente caldo (+1,3 °C), l’esaurimento della copertura nivale in quota ha privato il territorio delle sue riserve naturali. La situazione dei fiumi registra magre diffuse e marcate, con picchi negativi per l’Adige (-70%), il Bacchiglione (-69%), il Po (-68%) e Brenta (-42%) mentre le falde dell’alta pianura restano su livelli estremamente bassi.

Le previsioni per agosto
Le proiezioni per il mese di agosto non sono migliori, in particolare nelle aree centro-settentrionali. L’effetto congiunto della scarsità di piogge e dell’elevata evapotraspirazione sta esaurendo infatti rapidamente la riserva idrica del suolo, rendendo necessaria una gestione mirata del terreno e il costante monitoraggio dei canali per sostenere le colture.
“La prolungata sofferenza delle acque di superficie deriva in modo diretto dall’esaurimento della componente nevosa e dalle persistenti elevate temperature registrate in quota – spiega Silvio Parizzi, direttore di Anbi Veneto -. In questo scenario complesso, i Consorzi di bonifica hanno assicurato la continuità del servizio irriguo mediante un’azione di gestione dinamica ed equilibrata, applicando riduzioni selettive. Ma si conferma indispensabile l’attuazione di investimenti strutturali per rafforzare la resilienza del sistema”.

Una roggia in secca (foto consorzio di bonifca Brenta)

La crisi dell’Adige
La Regione del Veneto ha disposto una drastica riduzione delle derivazioni d’acqua dal fiume Adige per far fronte a una crisi idrica definita di “estrema criticità”: in condizioni ottimali il fiume registra una portata compresa tra i 200 e i 215 metri cubi al secondo, mentre oggi siamo scesi intorno ai 130 metri cubi al secondo, nonostante le Province Autonome di Trento e Bolzano siano arrivate in soccorso nelle scorse settimane garantendo rilasci d’acqua per contenere i momenti più critici.

La situazione nell’Alto Vicentino
Nell’Alto Vicentino, servito da irrigazione strutturata gestita dal Consorzio Alta Pianura Veneta, la riduzione della disponibilità dalle derivazioni dai torrenti Leogra, Astico e Tesina, ha portato il consorzio ad appellarsi agli agricoltori il rispetto rigoroso dei turni assegnati, condizione indispensabile per garantire a tutte le aziende una distribuzione equa della risorsa. Il messaggio è netto: dove è presente irrigazione strutturata, si rispettino i turni; dove si opera in regime di irrigazione di soccorso, ci si attenga scrupolosamente al coordinamento del Consorzio. Il personale del consorzio d’altronde è già in campagna con compiti di vigilanza. “La risorsa idrica è un bene comune e, in una fase come questa, la responsabilità di ciascuno fa la differenza — dichiara il presidente del Consorzio Alta Pianura Veneta Claudio Zambon —. Rispettare i turni e il coordinamento del Consorzio significa garantire acqua a tutti, il più a lungo possibile, fino al termine della stagione irrigua. Con la mappatura del territorio vogliamo intervenire non a pioggia, ma secondo le reali necessità delle nostre campagne”.

La situazione nel consorzio di bonifica Brenta
Dal 23 giugno il consorzio di bonifica Brenta ha messo in campo un piano straordinario, sospendendo eccezionalmente alcune rogge, limitando fortemente le irrigazioni di soccorso e ottenendo dalla Regione l’anticipo dell’utilizzo delle dighe del Corlo e del Senaiga, che di fatto è iniziato ai primi di luglio. Dal 14 luglio si è dovuti intervenire con ulteriori provvedimenti straordinari, estendendo le sospensioni dei turni irrigui già attuate, in modo da conservare il più a lungo le riserve montane ma anche minimizzare i danni all’utenza. Le sospensioni sono proseguite a zone e a gruppi di canali ed è certo che dovranno continuare in modo sempre maggiore. Si tratta di grossi sacrifici per il mondo agricolo: l’irrigazione ha già di persè turni da 7 a 10 giorni, saltare un turno può voler dire non vedere l’acqua per 14 o addirittura 20 giorni. “L’auspicio – dicono dal consorzio Brenta – è che si possa integrare ancora per un periodo, pur limitato, utilizzando le dighe del Corlo e del Senaiga. che hanno ancora un importante volume residuo, favorevole rispetto ad altre zone del Veneto, per cui sarebbe un peccato mettere in completa crisi un comprensorio da 30 mila ettari irrigati su 53 Comuni per poi vedere, qualche giorno dopo, che comunque tali dighe dovranno abbassarsi per raggiungere la quota di laminazione necessaria, ed imposta per normativa, a prevenzione delle piene autunnali”.

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