Yacht a picco in Costa Smeralda: l’armatore è l’imprenditore vicentino Antonio Bettanin

Per giorni era rimasto senza un proprietario ufficiale. E’ emerso solo oggi, mentre il relitto giace ancora sul fondo del mare della Costa Smeralda, emerge il nome dell’armatore dell’Angiola II, il panfilo di 30 metri affondato mercoledì 12 agosto nelle acque tra l’isola dei Cappuccini e Capo Ferro. Si tratta dell’imprenditore vicentino Antonio Bettanin, esponente della famiglia che per decenni ha guidato la F.A.I. Spa, storica azienda di Noventa Vicentina specializzata nella costruzione di macchine movimento terra.
Lo yacht, battente bandiera maltese e valutato circa 8 milioni di euro, si trova tuttora nel punto dell’affondamento, a una profondità di circa sette metri. Intanto proseguono le operazioni preliminari al recupero dell’imbarcazione, che dovrà essere riportata a riva da un rimorchiatore, mentre la Procura di Tempio Pausania continua a fare luce sulla dinamica dell’incidente. Secondo quanto emerso nelle prime ore successive all’emergenza, tutto sarebbe iniziato con un’avaria all’apparato motore. A bordo si sarebbe poi sviluppato un principio d’incendio che avrebbe rapidamente compromesso la sicurezza della navigazione: di lì il panico e l’unica soluzione possibile per le 14 persone presenti sul panfilo – pare tutti imprenditori veneti – costretti ad abbandonare l’imbarcazione fortunatamente senza alcun ferimento. Tra questi, anche lo stesso Bettanin.
La notizia dell’identità dell’armatore aggiunge ora un tassello importante alla vicenda che da giorni tiene alta l’attenzione nel mondo della nautica. Antonio Bettanin è infatti un nome noto nel panorama imprenditoriale veneto. Suo padre Giovanni fondò nel 1963 la F.A.I. Spa, azienda che negli anni si affermò sui mercati internazionali prima della cessione, avvenuta nel 1996, al gruppo giapponese Komatsu. Lo stesso Bettanin, raggiunto dal quotidiano Il Mattino di Padova, ha confermato di trovarsi a bordo al momento dell’incidente, sottolineando come al momento l’attenzione sia concentrata sull’accertamento delle cause che hanno portato al naufragio. Nelle ore subito successive all’affondamento si era diffusa la convinzione che l’Angiola II fosse un’imbarcazione appena uscita dal cantiere, una ricostruzione successivamente smentita. Il cantiere costruttore, Amer Yachts di Sanremo, ha chiarito infatti che lo yacht aveva sei anni di vita ed era stato acquistato usato. La consegna al nuovo proprietario era avvenuta soltanto pochi giorni prima dell’incidente, dopo una breve manutenzione in cantiere toscano.
Resta ora da capire che cosa sia accaduto durante la navigazione in uno dei tratti di mare più esclusivi della Sardegna. Saranno gli accertamenti tecnici sul relitto, una volta riportato in superficie, a stabilire se all’origine dell’affondamento vi sia stato un guasto meccanico, un problema elettrico oppure una concatenazione di eventi che, nel giro di pochi minuti, ha trasformato una crociera estiva in un’emergenza in mare.
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