Insulti razzisti in Terza Categoria, mano pesante del giudice. Ma scoppia il caso

La squadra del Junior Monticello in posa in una scorsa partita

Una partita di Terza Categoria finita sotto la mannaia della giustizia sportiva per insulti razzisti, un giocatore squalificato per 10 giornate, un dirigente inibito, una società costretta a giocare due partite a porte chiuse e una ferita che rischia di andare ben oltre i confini del calcio dilettantistico. Quanto accaduto domenica tra Lions Alto Chiampo e Junior Monticello non è solo un match finito male: non dopo il pronunciamento di stasera.

La delibera pubblicata poche ore fa è durissima. Richiamando il referto arbitrale, il giudice sportivo afferma infatti che al 22′ del primo tempo un calciatore del Lions Alto Chiampo avrebbe rivolto a un avversario, il giocatore della Junior Monticello Sare Inoussa, un’espressione “di chiaro contenuto razzista”. Un episodio che ha portato all’applicazione dell’articolo 28 del Codice di Giustizia Sportiva e alla squalifica minima prevista: dieci giornate. Non solo. Nel provvedimento si legge anche che, al termine dell’incontro, alcuni sostenitori della società di casa avrebbero rivolto ai giocatori ospiti “urla di scherno di tenore razzista”, mentre altri avrebbero assunto atteggiamenti “offensivi, minacciosi e intimidatori” nei confronti dell’allenatore della Junior Monticello. Da qui l’ammenda di 150 euro e soprattutto la sanzione più pesante per il club: due gare interne da disputare a porte chiuse. Praticamente un unicum nel panorama sportivo locale.

Parole che sembrerebbero dare sostanza alla denuncia pubblica lanciata nelle ore subite successive al match dalla società ospite. In un comunicato dai toni amari, la Junior Monticello aveva parlato infatti via social di “pesanti insulti di stampo razziale” rivolti ai propri giocatori, denunciando l’ennesimo episodio che nulla avrebbe a che fare con tifo, agonismo o rivalità sportiva. Una presa di posizione che ha raccolto anche la solidarietà dell’amministrazione comunale di Monticello Conte Otto, intervenuta pubblicamente al fianco della società e dei suoi atleti.

Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa sul piano del confronto tra le parti. Il Lions Alto Chiampo aveva infatti respinto con assoluta fermezza la ricostruzione degli avversari. In una nota formale su Instagram, la società aveva ribattuto parlando di “gravi insinuazioni di razzismo”, ribadendo la propria adesione ai valori dell’inclusione e sostenendo che il tema fosse stato impropriamente utilizzato per alimentare una polemica nata dopo la partita. Il club affermava di contestare la ricostruzione dei fatti, sottolineando come l’episodio si fosse verificato sotto la tribuna e davanti a numerosi presenti, che, sempre secondo quanto riferito dai padroni di casa, non avrebbero udito l’offesa contestata. Non basta. Nel contrattacco mediatico, il Lions richiamava quelli che sono stati definiti come comportamenti provocatori dell’allenatore e di alcuni giocatori ospiti, contestando gesti offensivi verso il pubblico, il rifiuto di stringere la mano ai propri tesserati e ulteriori tensioni proseguite anche in zona spogliatoi. Circostanze che, secondo la società di casa, sarebbero state completamente omesse nel racconto fornito dalla Junior Monticello.

Resta però un dato difficilmente aggirabile: il giudice sportivo, richiamando il principio secondo cui il referto arbitrale costituisce fonte privilegiata di prova, ha ritenuto accertati i fatti descritti dal direttore di gara e ha costruito su quei rilievi un impianto sanzionatorio di particolare severità. Nelle motivazioni si parla espressamente di comportamenti lesivi dei principi di uguaglianza, non discriminazione e lealtà sportiva che ispirano l’ordinamento federale. Ecco perché la partita di domenica rischia di non fermarsi ai novanta minuti né alle sanzioni sportive. Da una parte una società che denuncia episodi di discriminazione e si sente confermata dalla decisione del giudice. Dall’altra una società che respinge ogni accusa e annuncia la volontà di difendere la propria immagine e l’onorabilità dei propri tesserati nelle sedi competenti. Il pallone si è fermato domenica. La battaglia, invece, potrebbe essere soltanto all’inizio. E non è escluso che, oltre al giudice sportivo, la vicenda possa arrivare anche all’attenzione di altri tavoli giudiziari. Con conseguenze che andrebbero ben oltre una classifica di Terza Categoria.

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