Morte Rebellin, il fratello si rivolge al camionista-pirata: “Mai ricevute scuse. Vogliamo giustizia”

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Il camionista tedesco che ha investito il ciclista Davide Rebellin è a piede libero e continua a guidare autoarticolati, nonostante due morti per incidente stradale in Italia in cui è stato coinvolto. Il secondo episodio a Montebello Vicentino, travolgendo con il camion della ditta di famiglia e straziando il corpo dello sportivo 51enne (residente a Montecarlo, cresciuto a Lonigo) da meno di tre mesi ritiratosi ufficialmente dalle corse internazionali.

Omettendo qualsiasi soccorso, evitando di dare l’allarme e fuggendo in Germania dopo essere sceso dalla cabina di guida, fermandosi a osservare il corpo e la bici spezzata, come testimonierebbe un filmato in mano alla Procura di Vicenza. Per poi risalire dopo pochi secondi nella cabina di guida e proseguire il viaggio per tornare a casa, al volante del tir killer, mentre in Italia si gridava al pirata della strada, ricercato per 48 ore prima di rintracciarlo.

Non può essere arrestato, come noto, in quanto il Codice Penale di Germania non prevede il reato di omicidio stradale. A distanza di 40 giorni da quel drammatico mezzogiorno del 30 novembre, con scenario la strada regionale 11, non ci sta Carlo Rebellin, uno dei fratelli del compianto campione dei pedali salutato solennemente a Lonigo a un mese di distanza dall’incidente, che rompe il silenzio composto della sua famiglia a distanza di due settimane dal funerale di Davide, in un’intervista concessa al Corriere della Sera poi riportata dai Tg Mediaset.

Wolfgang Rieke è a piede libero, dunque, finora non è stato preso nessun provvedimento nei suoi confronti. Vent’anni fa, a Foggia, aveva patteggiato per un’omissione di soccorso in seguito a un incidente con una vittima. Era il 2001. Nel suo curriculum “italiano” anche una denuncia per guida in stato d’ebbrezza, più recente, nel 2014 a Chieti. Con patente solo sospesa in quell’occasione. Nemmeno il camion che ha investito il ciclista fino ad oggi è stato posto sotto sequestro, nonostante sia ormai certo l’addebito riguardo la morte del ciclista vicentino di ritorno da un allenamento sulle strade tra Vicenza e Verona.

In pratica, ad oggi, complice il segreto istruttorio, nessuna notizia è giunta alla famiglia Rebellin. “Vogliamo solo giustizia – spiega il fratello, portavoce della famiglia -, ad oggi non sappiamo nemmeno se sia stato effettivamente emesso il mandato di arresto europeo per l’estradizione perché non abbiamo ricevuto alcun documento. Da Rieke nessuna scusa finora, è evidente che sa come muoversi visti i precedenti”.

Ciò che resta della bici da corsa di Rebellin