Altopiano, la montagna senza barriere: il turismo inclusivo diventa realtà concreta

Rendere la montagna uno spazio di libertà accessibile a chiunque non è più soltanto un obiettivo dichiarato, ma una pratica concreta che prende forma sull’Altopiano dei Sette Comuni. Qui, da alcuni anni, Ulss 7 Pedemontana e amministrazioni locali stanno costruendo un modello di turismo sociale e inclusivo che mira a superare ogni barriera, trasformando l’accoglienza in un diritto condiviso.

Un percorso che ha vissuto un momento significativo all’aeroporto “Romeo Sartori” di Asiago, dove nei giorni scorsi si è tenuta una mattinata di confronto e sperimentazione aperta al pubblico. L’iniziativa, promossa con l’Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni e inserita in un progetto della Regione Veneto, ha rappresentato non una semplice vetrina, ma una verifica sul campo: lo stato dell’arte di un sistema turistico che vuole essere davvero inclusivo. Dopo i saluti del direttore generale dell’Ulss 7 Giovanni Carretta e del presidente dell’Unione Montana Bruno Oro, il confronto si è sviluppato attorno a esperienze, progetti e testimonianze. È emerso un approccio integrato, in cui l’accessibilità non è un’aggiunta ma un presupposto: dall’inclusione lavorativa alla progettazione di servizi e infrastrutture.

Tra gli interventi più concreti, quello relativo alla riqualificazione di un sentiero in Val di Nos, nel territorio di Gallio. Un percorso ad anello di circa due chilometri sarà reso fruibile anche a persone con mobilità ridotta, attraverso interventi sul fondo e l’introduzione di servizi adeguati. Un’operazione semplice nella sua impostazione, ma significativa nel messaggio: la natura diventa realmente inclusiva quando lo è anche nei dettagli. Accanto alla dimensione progettuale, la giornata ha offerto esperienze dirette: attività sportive e ricreative adattate – dallo sci al trekking, fino all’uso di tandem ed e-bike – hanno dimostrato come l’accessibilità non limiti l’esperienza, ma ne ampli le possibilità. A rafforzare questa visione, anche le testimonianze di atleti e associazioni impegnati sul fronte dell’inclusione, dallo sport paralimpico ai percorsi per persone nello spettro autistico.

Il valore dell’iniziativa è stato sintetizzato con chiarezza dal presidente Bruno Oro, che ha ribadito come “l’inclusione debba tradursi in azioni concrete”, capaci di garantire a tutti il diritto di vivere la montagna. Un’impostazione condivisa dal direttore generale Carretta, secondo cui “la sinergia tra i soggetti del territorio è la chiave” per rendere l’offerta turistica realmente accessibile e al tempo stesso generare benessere e socialità.

Sostenuto da fondi regionali per oltre 55 mila euro, il progetto conferma una direzione precisa: superare l’approccio emergenziale o settoriale all’inclusione, per inserirla stabilmente nelle politiche di sviluppo locale. Ne emerge un’idea di turismo che coincide con la qualità della vita, capace di attrarre non per esclusività, ma per apertura. In un contesto come quello dell’Altopiano, dove il paesaggio è parte integrante dell’identità, la sfida è tanto culturale quanto infrastrutturale. Ed è proprio qui che l’esperienza in corso assume un valore esemplare: dimostra che rendere accessibile un territorio non significa modificarne l’essenza, ma permettere a più persone di riconoscersi in esso.

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