Ponte degli Alpini, Vardanega teme ripercussioni giudiziarie e abbandona il cantiere

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Il cantiere della Vardanega sul Ponte degli Alpini a Bassano

Svolta clamorosa nel braccio di ferro fra la Nico Vardanega Costruzioni e l’amministrazione comunale di Bassano in merito ai lavori di restauro del Ponte degli Alpini. La prima, considerata inadempiente e invitata più volte a suon di carte bollate a mantener fede agli impegni presi, ieri ha inviato via posta elettronica certificata una lettera al sindaco di Bassano, Riccardo Poletto e al direttore dei lavori, in autotutela, sfilandosi dai lavori di restauro del famoso ponte palladiano, entrato nella lista dei monumenti nazionali tutelati dallo Stato. Giannantonio Vardenega ha insomma annunciato che se ne va dal cantiere e chiede la risoluzione del contratto.

L’amministrazione Poletto e Vardanega da tempo sono ai ferri corti e si sapeva che questa sarebbe stata la settimana cruciale. Il comune da tempo minacciava con i suoi legali la risoluzione del contratto per inadempienze, mentre l’impresa da sempre contesta in diversi punti il progetto. Ora è la Vardanega Costruzioni, cercando di evitare di pagare penali salatissime, a tirarsi indietro e a chiedere però il pagamento dei lavori fin qui eseguiti, per un ammontare di 1,3 milioni di euro.

Le tappe della vicenda. A dicembre 2015 vengono aggiudicati i lavori di restauro. Il ponte infatti è in pericolo e necessita di lavori di ripristino e consolidamento urgenti. Fra le 19 ditte (sulle 25 che erano state invitate) che hanno presentato un’offerta per l’asta, la scelta cade sulla Nico Vardanega Costruzioni srl di Possagno (Treviso), con un ribasso molto consistente, del 21,3% rispetto alla cifra a base d’asta di 4.443.155 euro e secondo la formula della media mediata, con esclusione delle offerte anomale. L’aggiudicazione è però provvisoria: il Comune deve verificare i requisiti prima della consegna ufficiale il cantiere e dell’inizio dei lavori.

Nel febbraio 2016, il primo colpo di scena: il Comune toglie l’assegnazione alla Vardanega e l’affida alla seconda arrivata, l’azienda trentina Inco. Manca un documento della Prefettura di Caserta relativo ai requisiti di una ditta della cordata. Il sindaco Poletto spiega che la non assegnazione definitiva dipende dalla mancata esibizione di alcuni requisiti richiesti: il 24 febbraio la commissione tecnica di gara conclude che, a prescindere dal documento mancante, “l’affidamento alla Vardanega non può andare avanti”. Il nocciolo della questione ruota attorno ad alcune carenze di mezzi operativi in capo all’azienda di Possagno, rilevate dalla commissione di gara fra la complessa documentazione richiesta: la Vardanega avrebbe dovuto far lavorare in cantiere una ditta terza, il Consorzio Stabile Al.Ma. di Aversa (Caserta), utilizzando quello che in gergo si chiama “contratto di avvalimento”. Nel dettaglio, per la commissione nell’elenco prodotto dalla ditta di Aversa c’erano automezzi che “risultavano intestati a soggetti diversi dal Consorzio Stabile”. La Vardanega annuncia ricorso al Tar. L’assegnazione alla Inco di Pergine Valsugana è subito definitiva ma prima ancora che la Vardanega presenti ricorso, il Tar del Veneto impone al Comune di Bassano la sospensione della firma del contratto alla Inco.

A maggio 2016 il Consiglio di Stato accoglie la richiesta della Vardanega e sospende i lavori, andando così in direzione opposta rispetto alla lapidaria sentenza del Tar del Veneto, che invece si era espresso in favore della commissione di gara. I lavori vengono sospesi in attesa che il Tar del Veneto si esprima sul merito del ricorso, cosa che avviene a settembre, quando il Tar sentenzia che i lavori vanno affidati alla Nico Vardanega.

A metà gennaio 2017 Comune e Vardanega firmano il contratto per iniziare i lavori. Si parla di due anni e mezzo e l’impresa assicura di ridurre al minimo il disagio per il passaggio pedonale sul Ponte.

A maggio 2017 iniziano le prime tensioni fra ente e impresa e parte la prima lettera ufficiale del Comune. Giannantonio Vardanega attacca l’amministrazione: “Il progetto iniziale è insostenibile e ci volete far passare per inadempienti”. “Abbiamo ricevuto dalla ditta una sorta di demolizione dell’intero progetto di restauro – ribatte Poletto – che la ditta aveva approvato senza riserve un anno e mezzo fa. E’ inaccettabile, stanno accumulando pesanti ritardi che compromettono la possibilità di andare avanti”. I lavori ruotano attorno a delle tempistiche rigide, le famose “finestre”:  quella estiva e quella invernale, nelle quali ritardi e omissioni non sono proprio ammessi. In sostanza, risale proprio a un anno fa la messa in mora dell’impresa di Possagno con richieste di chiarimenti da parte del Comune, che già allora si riserva la possibilità di rescindere il contratto. L’anno scorre fra ritardi, contestazioni del progetto da parte della ditta e contestazioni dei lavori da parte del direttore dei lavori (l’architetto Viviana Bonato).

Ultima settimana di aprile 2018: i furiosi scambi di note ufficiali fra Vardanega e Comune arrivano all’epilogo. Tante le questioni contestate nel corso dei mesi all’azienda trevigiana: dall’ordinativo e dalla qualità del legno da utilizzare per le fondamenta alla cosiddetta “spalla Nardini”, dalla richiesta di togliere le ture presenti ora nell’alveo del fiume, alla famigerata trave Bailey per sostenere il ponte (prima prevista ma avversata dalla Vardanega, poi da quest’ultima accettata), fino alla scopertura del tetto che ha fatto piovere dentro al ponte.

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