CineMachine | Suspiria

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REGIA: Luca Guadagnino ● CAST: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Angela Winkler, Ingrid Caven, Elena Fokina, Sylvie Testud, Renée Soutendijk, Christine Leboutte, Fabrizia Sacchi, Małgorzata Bela, Jessica Harper, Chloë Grace Moretz, Alek Wek, Vanda Capriolo, Olivia Ancona, Brigitte Cuvelier, Mikael Olsson, Fred Kelemen, Jessica Batut, Clémentine Houdart, Vincenza Modica, Marjolaine Uscotti, Charo Calvo, Sharon Campbell, Elfriede Hock, Iaia Ferri, Gala Moody, Sara Sguotti, Anne-Lise Brevers, Halla Thordardottir, Stephanie McMann, Majon Van der Schot, Maria Bregianni, Josepha Madoki, Navala Chaudhari, Karina El Amrani, Greta Bohacek, Joel-Dennis Bienstock, Doris Hick, Toby Ashraf ● GENERE: thriller, horror, drammatico ● DURATA: 152 minuti ● DATA DI USCITA: 1° Gennaio 2019 (Italia)

Suspiria del 2019 per la regia di Luca Guadagnino.

Storia: (Germania – 1977) Susie Bannon (Dakota Johnson) è giunta a Berlino nella speranza di entrare in una scuola di danza famosa in tutto il mondo. Fortunatamente per lei, una delle ballerine ha abbandonato la compagnia ed una grande occasione si libera per la giovane Susie che dimostra da subito le sue grandi capacità, soprattutto a Madame Blanc (Tilda Swinton), insegnante e coreografa. Strani fatti cominciano ad accadere. Nei sotterranei della scuola si cela qualcosa di profondamente corrotto e malvagio. Il Dr. Jozef Klemperer (Tilda Swinton), psicoterapeuta della prima ragazza scomparsa, preoccupato per la fine della sua paziente comincia ad indagare sulla scuola. Ciò che si rivelerà sarà qualcosa di antico e spaventoso.

Erroneamente attribuiamo l’appellativo di remake ad un titolo come Suspiria di Luca Guadagnino. Forse è un modo per semplificare a noi, sterile pubblico, la visione e la comprensione di un film di questo genere ed è forse un modo di inserirlo all’interno di un contesto di rifacimento di un’opera che ha segnato, sotto molti aspetti, la storia del cinema, ovvero il Suspiria di Dario Argento che rimane uno dei miei film preferiti, se non il vero capolavoro della filmografia argenteriana.

Luca Guadagnino è un regista di una cultura disarmante e lo si nota dal fatto che ha voluto mettersi a confronto con una grande opera, facendo quello che hanno fatto molti grandi artisti. Qual è il miglior modo per rifare Argento? Semplicemente, Argento non si può rifare e ordunque Guadagnino fa il suo film, con una sua amplissima visione religiosa e politica della storia, in un contesto pregnante come quello dell’autunno tedesco.

Pensiamo a Scarface di Brian De Palma. Pensiamo al La Cosa di John Carpenter. Pensiamo al La Mosca di David Cronenberg. Tutti bellissimi remake che ci hanno insegnato che il rifacimento di un’opera è possibile, basta non eseguire il comando copia-incolla. Ciò che è importante è la propria visione, per quanto possa sembrare avulsa dalla realtà dell’oggi, per quanto possa sembrare naif o estremista, dare la propria voce ad un titolo è fare vero cinema e Guadagnino ci riesce portando a casa un film di una bellezza e complessità che forse in pochi capiranno (compreso il sottoscritto).

Il tema religioso e politico è quello di questa compagnia di streghe che si affidano alla Madre, Helena Markos, attraverso un sistema elettivo maggioritario e che, pur essendo esseri soprannaturali, possono sbagliare nelle loro scelte, nelle loro percezioni di come il gruppo sta evolvendo ed a chi si stanno affidando. Di fatto si scopriranno nel corso del racconto le forti incertezze che alcune di queste donne vivono e che le porteranno anche a delle conclusioni molto violente.

Nella realtà poi si scopre che tutti i personaggi della storia sono votati al fallimento, meno la protagonista Susie che avrà un grande risvolto all’interno della storia, diventando qualcosa di incredibilmente magico e terribile allo stesso tempo, ma per questo molto affascinante. Sarà di fatto la vergine americana, che nel primo film non era vista molto bene, a salvare il male europeo e con questo Guadagnino mostra il grande spirito cosmopolita di questo film. Non è tanto il fatto che lei sia americana e non è tanto il fatto che noi siamo europei, ma è il fatto che un avvenimento nuovo ed autentico, per quanto distruttivo si mostri alla fine, sia la prima reale svolta per questo gruppo di streghe, attanagliate da un’illusione, da un potere fine a se stesso che non bada più al gruppo d’origine, ma a qualcosa di infinitamente più malevolo e meschino.   

Susie si mostra per quello che è realmente e l’ho definita anche terribile, ma in realtà, mi correggo, perché per quanto le sue azioni possano sembrare in un certo momento spaventose, in verità è l’unica tra i personaggi a provare un vera pietas per noi poveri mortali. Attraverso un momento molto forte con il Dr. Klemperer ci mostra la sua comprensione e ci mostra la verità che è una cosa che nella politica manca molto.

Questo psicoterapeuta che ha incarnato nel corso del racconto la nostra razionalità e il ricordo della Germania nazista, in questo momento porta con sé un’altra grande tematica che è quella della memoria che è ciò che ci rende umani. Il fatto che siamo capaci di ricordare ci rende capaci di studiare e di riflettere sulla nostra storia, la quale diventa spesso un grande peso. Per questo il dimenticarsi di tutti eventi, il risentirsi rinnovati, trasfigurati in un certo senso, dal peso della nostra storia, può essere un motivo di sollievo e di speranza per ricominciare a sperare ed a ricostruire.  

Ma la memoria rimane, un segno è rimasto su quel muro, su quella piccola casetta di campagna. Forse la speranza di Guadagnino di lasciare un segno all’interno del tessuto storico, perché ha ragione Guadagnino sul fatto che certe cose non andrebbero mai dimenticate.

Luca Guadagnino in questo film ci parla di magia, di stregoneria, di politica, di religione, di ribellione, di amore e lo fa anche spaventandoci ed inquietandoci. In molti hanno detto che questo non è un film horror e io rispondo con un filo di malizia che Suspiria di Luca Guadagnino non è un horror come non lo era Shining di Stanley Kubrick. Il paragone per chi lo vedesse non c’è e non ha ragione di esserci. Semplicemente catalogare non è cosa che ci confa a titoli di questo livello ed anzi alle volte siamo talmente aggrappati alle nostre convinzioni, alla nostra selettività, al bisogno di dare a tutto una spiegazione, che non riusciamo a godere pienamente di nulla, nemmeno di un film incredibile come è il Suspiria di Luca Guadagnino.   

Con una lenta discesa nell’abisso, forse per poi riavere una rapida risalita in un qualcosa di nuovo ed entusiasmante, il regista palermitano è riuscito a costruire un’opera meravigliosa, lavorando a stretto contatto con un cast di ben trentotto donne, tra cui molte incredibili attrici e artiste, tra cui è d’obbligo citare le due colonne portanti di questo titolo, ovvero Dakota Johson che credo abbia dato una delle sue migliori interpretazioni, se non la migliore in assoluto, e Tilda Swinton che la dovrebbero ricoprire di baci ed applausi per quanto incredibilmente brava è stata. Tre personaggi interpretati da lei ed è incredibile come la Swinton, anche un semplice movimento dello sguardo, riesca a farci percepire le emozioni e le intenzioni dei suoi personaggi e credo che questa magistrale bravura sulla scena sia anche stata incoraggiata dalla sua grande amicizia con il regista.

Sul comparto tecnico non ho nulla da aggiungere. Spettacolare, inebriante, scioccante con alcuni rimandi al cinema di Argento anche decontestualizzati, ma che assumono un impatto ancora più forte per chi conosce bene il cinema di Dario.

Un piacevole inizio per questo 2019 e spero vivamente che in Italia si continui a proporre questo tipo di cinema, perché è importante renderci conto di quanto il cinema possa trasmettere e di quanto stiamo lentamente perdendo la concezione di che cosa voglia dire vivere la sala, vivere il cinema come motivi di confronto sociale, culturale e politico, in un’epoca in cui i film sembrano non volere più esprimere nulla o meglio siamo noi a non volerli ascoltare.        

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