Spettacolando – Nel Blu: Perrotta omaggia Modugno, per un sogno che non tornerà più

“Nel blu. Avere tra le braccia tanta felicità” di Mario Perrotta, andato in scena venerdì 20 marzo al Teatro Ferrari di Camposampiero, è un’esperienza teatrale intensa ed evocativa. Sul palco Perrotta nelle vesti di Modugno, e tre musicisti, per uno spettacolo unico in ogni sua replica (la prossima sarà al Politeama di Marostica il  28 marzo).  Non è un racconto, né un concerto ma  si potrebbe definire un viaggio nella storia di un uomo che sognava di fare l’attore e nel frattempo ha cambiato la storia della musica italiana. Sono parole di De André, e sulla fiducia verrebbe da credergli.

La scena sul palco è essenziale, sospesa in una narrazione che scorre veloce e toglie il fiato senza lasciare il tempo di pensare. Perrotta ha presenza scenica tale che costruisce uno spazio drammaturgico girando sul palco, mentre noi lo seguiamo con gli occhi senza tregua, senza neppur capire dove stia andando a parare.

Perrotta la cui somiglianza fisica con il cantante è impressionante, si muove tra narrazione e interpretazione in un dialogo immaginario con Modugno padre, ripercorrendo la sua intera vita. Trovati un lavoro serio vs voglio fare il cinema: quante ne abbiamo sentite di storie così?! Farebbero ridere anche ora, figurarsi nel profondo sud dell’inizio novecento. Si soffriva la fame vera a Polignano al Mare, paesino al tempo sconosciuto e invaso dal turismo come adesso. C’era la guerra e tanta povertà, ma Modugno, classe 1928, aveva un sogno ossessivo, il cinema,  e ogni strada che percorreva nella sua testa aveva un’unica direzione.
La voce di Perrotta è lo strumento principale: ora calda e avvolgente, ora vibrante, fitta e carica di tensione, capace di restituire sfumature emotive che coinvolgono lo spettatore in modo diretto.

Fotto Facebook Mario Perrotta

Il titolo stesso, “Nel blu”, richiama l’immaginario condiviso legato alla celebre canzone che ha segnato un’epoca. Ma lo spettacolo non è un’operazione nostalgica, al contrario utilizza quel patrimonio culturale come punto di partenza per interrogarsi su cosa significhi davvero “avere tra le braccia tanta felicità”. È una domanda che attraversa tutto il lavoro senza mai trovare una risposta univoca, ma aprendosi a una molteplicità di interpretazioni.
La drammaturgia si sviluppa come un mosaico di frammenti: storie personali, riferimenti storici, immagini poetiche si alternano e si sovrappongono creando un tessuto narrativo, ricco e dinamico. In questo intreccio emerge con forza il tema del desiderio, inteso sia come aspirazione individuale sia come spinta collettiva verso un futuro migliore. È il desiderio che ha animato un’Italia in trasformazione, che ha sognato, costruito, ma anche perso e dimenticato.

E’ partito dalla più profonda Puglia, ha fatto la guerra, ha scritto barzellette, ha fatto qualche comparsa qua e là: aveva una bella voce e glielo fanno notare in tanti, ma a lui sembrava solo un ostacolo per arrivare al cinema. Poi ha scritto il testo di quella canzone che ha cambiato per sempre la storia della musica italiana, che è arrivata a negli studi di Sanremo e lui ha dovuto cantarla, perché nessuno ha accettato di farlo. E allora ci è andato a Sanremo, e ha aperto le braccia come gli hanno detto di fare, e ha accolto tutto e buttato fuori tutto, perché lui voleva fare il cinema.
Si è dovuto accontentare: ha cambiato la storia della musica, ha aperto il suo cuore e le nostre menti per un secolo e chissà quanto ancora. E’ stato senatore della repubblica e ha sentito David Bowie, Mina, Paul McCartney, Frank Sinatra cantare: penso che uno sogno così, non ritorni mai più….e per chissà quanti anni ancora penseremo che dipingerci le mani e la faccia di blu, possa essere davvero una buona idea. Aprire le braccia e accogliere il cielo, e magari raggiungerlo, per vooooooolareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee. ( ohhh ohhh)

Paolo Tedeschi

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