#Vicenzaore8 – L’estetica e il girone delle mamme ammalate

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Non sei una che dopo il matrimonio si è lasciata andare.

Hai la stessa taglia di 10 anni fa, non ti sei arresa alla tuta di pile nemmeno in casa, anche se hai i minuti contati non rinunci a un filo di trucco. Hai difeso i tuoi capelli lunghi e difficili da gestire perfino dopo avere avuto un figlio, traguardo che in molte festeggiano sacrificando la chioma come fosse un capretto e sfoggiando, dopo due ore di parrucchiere e 170 euro, un improbabile ciuffo di cactus con le meches. No, tu no, non ci sei cascata. Perché ci tieni. Lo sai, per deformazione professionale, che il lato estetico è importante. La cura. Il dettaglio. Infatti esci sempre di casa a tuo agio con te stessa.

Aspetta, ho detto sempre? Quasi.

Capita che ti ammali. Un raffreddore, un’influenzina, un malessere? No. Ti viene la peste vomitosa emicranica. Tipo: cinque giorni di inferno dantesco, girone mamme ammalate, il peggiore. Tu piano piano precipiti nel disagio cosmico e il cinquenne zompetta ilare e grilloso tutto intorno (cosa c’è? Petaloso sì e grilloso no? Ah ecco). Tu trasformi un chicco di riso in cataratte di squallore e lui ti guarda mentre abbracci il water con la merendina in mano dicendo: “Io ho fame. Me la apri mamma? Quando hai finito”.

Quando riesci finalmente a trattenere il cibo e quasi esulti, arriva l’emicrania. Un chiodo di sette centimetri (li ho contati) piantato nella tempia destra 24ore24. Poi parte l’aura (e anche qualche santo). Sfarfallìo, ipersensibilità alla luce e al rumore e, di nuovo, il vomito. Eddaje. Insomma. Alla fine, dopo pastigliozzi vari e il sacro potere del tempo, ce la fai: riemergi, riapri gli occhi una mattina e riesci ad alzarti. Debolissima, ma deambuli. Prepari la colazione, ti fai la coda per lavarti, poi togli la coda e i capelli rimangono su, tanto per rendere l’idea, ma rimandi la faccenda “recuperiamo la dignità” a più tardi perché devi vestirti, devi portare il bambino a scuola. Ti specchi all’ingresso e quasi ti riparte la nausea, capelli sporchi, faccia grigia, o’bag taroccate sotto agli occhi, insomma, il degrado.

Ed è così che sperimenti che il calcolo delle probabilità è una gran fregnaccia. Perché proprio stamattina, che percorri il tragitto casa-scuola/scuola-casa rasentando i muri, testa bassa, occhiali scuri, incontri, nell’ordine: a) ex vicina di casa che ha voglia di chiacchierare; b) copy fighetto di un’agenzia con cui collabori saltuariamente e che non vedevi da mesi, e che proprio stamattina decide di fermarti e chiederti come va; c) cliente che vuole spiegarti parola per parola le modifiche da fare al catalogo. Oggi, tutti oggi.

Quando avevo il cappottino figo, più proteine in corpo e il riccio ribelle e volitivo, no? Ti parlano, ma piano piano rallentano e tagliano con un “Beh dai, ti lascio andare…” traducibile in “Porella, com’è combinata… me la ricordavo meglio”.

E il cinquenne grilloso che incalza: “Mammaaaa, me lo prendi il panino al latte?” Eccerto, mi mancava la commiserazione della panettiera!

#vicenzaore8 #buongiornomanonbuonissimo

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