Wild: ritornare sulla “via della bellezza”

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REGIA: Jean-Marc Vallée ● CAST: Reese Witherspoon, Laura Dern, Thomas Sadoski, Keene McRae, Michiel Huisman, W. Earl Brown, Gaby Hoffmann, Kevin Rankin, Brian Van Holt, Cliff DeYoung, Mo McRae, Will Cuddy, Leigh Parker, Nick Eversman, Ray Mist, Randy Schulman, Cathryn de Prume, Kurt Conroyd, Ted de Chatelet, Jeffree Newman, Lorraine Bahr, Jerry Carlton, Kevin-Michael Moore, Debra Pralle, Gray Eubank, Anne Sorce, Charles Baker, J.D. Evermore, Beth Hall, Jan Hoag, Carlee McManus, Art Alexakis, Anne Gee Byrd, Jeanine Jackson, Jason Newell, Barry O’Neil, Richard Morris, Bobbi Strayed, Lindstrom Robert, Alan Barnett, William Nelson, Tony Doupe, Dan Considine, Andrew Saunderson, Greg James, Orianna Milne, Brian Borcherdt, Eric D. Johnson, Matt Pascua, Edric Carter, Matthew Noyes, John Dickerson, Denise McSweeny, Alina Gatti, Henry Shotwell, Cheryl Strayed, Vincent M. Biscione, Dylan Hall, Evan O’Toole ● GENERE: drammatico, biografico ● DURATA: 115 minuti ● DATA DI USCITA: 5 Marzo 2015 (Italia)

“QUESTE SONO ALCUNE DOMANDE CHE MI SONO FATTA: E SE MI PERDONASSI?”

Wild del 2014 per la regia di Jean-Marc Vallée.

Il cinema di viaggio, cosiddetto road movie, spesso e volentieri diventa metafora di un cambiamento o di una crescita personale che i personaggi vivono attraverso tale esperienza e attraverso gli incontri che fanno lungo il loro cammino.

Ricordiamo, tra i più importanti Into the Wild – Nelle terre selvagge uscito in Italia nel 2008 e diretto da Sean Penn. Il film che oggi vi consiglio tratta più o meno la stessa tematica e condivide con il titolo il “wild”, un chiaro riferimento alla natura selvaggia dove il la storia si sviluppa.

Tratto dal racconto autobiografico di Cheryl Strayed, la storia narra del viaggio fatto dall’autrice attraverso il sentiero delle creste del Pacifico, dopo aver perso la madre, malata di cancro, e dopo aver divorziato dal marito. Distrutta dalla tossicodipendenza e dalla degenerazione della sua vita sessuale, Cheryl decide di partire per un viaggio di oltre quattromila chilometri per riscoprire se stessa e riprendere in mano la propria vita.

Non è certo un capolavoro quello che il regista canadese Jean-Marc Vallée ha costruito attraverso una messa in scena pulito e una fotografia accattivante, ma tra tanti filmucoli di quart’ordine che vorrebbero approfondire la conoscenza di sé e del sé attraverso la poetica del viaggio, questo Wild non mi è affatto dispiaciuto ed anzi si è rivelato un buon film che cerca di analizzare l’animo dell’essere umano attraverso momenti fermi di riflessione e momenti di tensione.

La storia, come si è detto, è quella vera di una donna presa alla sprovvista dalla morte della madre che in passato aveva subito violenza dal marito, alla fin fine allontanandosene e riscoprendosi come donna e come persona, cimentandosi nello studio e nell’equitazione. La scomparsa di quest’ultima provocherà in Cheryl una perdita dell’unico suo punto di riferimento e nemmeno l’amore di suo marito riuscirà a salvarla da una vita dissoluta, fatta di sesso e droga.

La cosa veramente interessante di questo film è che la sceneggiatura non risparmia allo spettatore i momenti più duri che sono anche quelli più veri e ciò da ancora più senso al fatto che la protagonista non voglia ritirarsi dalla strada ormai intrapresa. E man mano che la storia va avanti la tragedia si fa sempre più forte come più forte si fa la decisione e il coraggio di Cheryl, fino ad un momento finale culminante dove, crollando in ginocchio, prenderà coscienza di un amore che continua a manifestarsi attraverso i suoi ricordi, sia brutti che belli, e che lei pensava non esistesse più.

Un film commovente, senza essere smielato o pomposo nei suoi passaggi. I flashback accompagnano lo spettatore nella storia della protagonista e lo aiutano ad immedesimarsi nel vissuto di questa donna insicura e sofferente che maschera tutto ciò attraverso una sfrontataggine e una dissolutezza che la dovrebbero far star meglio. Ma che invece tramutano la sua caduta in qualcosa di incessante che la fa sempre stare peggio ed è interessante vedere come alla fine sia essa stessa a proiettare questa sua insicurezza sugli uomini che le stanno attorno, usandoli e consumandoli in una certa maniera. Sarà solo quando si troverà davanti al vero pericolo della violenza che diventerà consapevole della differenza e tra il dolore subito e il dolore provocato e il solo corrispondente significato.

Reese Witherspoon è bellissima nella parte della protagonista e riesce a miscelare perfettamente il dolore e la sofferenza con momenti altresì divertenti e simpatici.

La colonna sonora piacevole si accompagna bene agli spazi sconfinati della radura americana e del paesaggio montano della Sierra Nevada, con Homeward Bound di Simon & Garfunkel e Tougher than the Rest di Bruce Springsteen.

Per il resto un film che vi consiglio se cercate qualcosa di un filo più approfondito sul tema della crescita e del cambiamento, alla ricerca di se stessi.