Il vulcano in Guatemala come Pompei, si teme un’ecatombe

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Quella in Guatemala nella capitale è stata una catastrofe simile a quella di Pompei: il Volcan de Fuego, attivo nel sudovest del paese, è esploso nella sua eruzione più violenta in oltre 40 anni, seppellendo sotto ceneri e lava interi paesi nei suoi dintorni e causando la morte di almeno 69 persone. I cadaveri identificati per ora sono solo 17 cadaveri questo perchè le vittime sono state sfigurate delle ceneri incandescenti e della lava. Si procederà all’identificazione tramite dna, fanno sapere dall’Istituto forense nazionale guatemalteco. Al momento i soccorritori sono ancora al lavoro e si teme che il bilancio finale sia molto più grave.

Tutto è iniziato alle 11 del mattino di domenica (le 19 in Italia), quando il livello di attività del vulcano è aumentato in modo drammatico, con una colonna di ceneri che ha raggiunto i 10 mila metri. Un’ora dopo è iniziata l’eruzione vera e propria, e due ore dopo il flusso piroclastico ha superato gli argini della cosiddetta Barranca Grande, che incanalava la colata lavica, spargendo morte e distruzione dei dintorni della montagna. Con temperature fra i 900 e 1200 gradi, la colata ha letteralmente sepolto alcuni piccoli paesi annidati sui fianchi del Volcan de Fuego, mentre le ceneri prodotte dall’eruzione hanno raggiunto un perimetro di 20 chilometri intorno al vulcano, obbligando le autorità a chiudere l’aeroporto di Città del Guatemala.

Alle 7.30 del mattino di lunedì (le 15.30 in Italia) il Coordinamento Nazionale per la Riduzione dei Disastri (Conared) ha dichiarato che l’eruzione del vulcano – la più violenta dal 1974 – si era conclusa, segnalando però che si mantiene un monitoraggio costante della situazione, che registra “da 5 a 7 esplosioni deboli, moderate ma anche forti” ogni ora.

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