Caos Ilva, il ministro Calenda annulla l’incontro al ministero: “Garanzie insufficienti”

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E’ stato un lunedi di alta tensione a Genova e di caos sul fronte vicenda Ilva. I metalmeccanici di Ilva Cornigliano hanno protestato davanti alla Prefettura, fronteggiando la polizia in tenuta antisommossa. Successivamente, una delegazione di operai è stata ricevuta dalle autorità competenti. Il corteo, partito dallo stabilimento alle 8.30, ha bloccato parte del centro del capoluogo ligure. I manifestanti hanno sparato anche alcuni fumogeni. Presidi di lavoratori e sindacati si sono registrati invece a Taranto, davanti alle portinerie A, D, Tubifici e imprese dello stabilimento Ilva della città pugliese. Iniziative prese in concomitanza con lo sciopero di 24 ore, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb. In tutto questo, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha annullato il tavolo con ArcelorMittal dicendo: “E’ inaccettabile non avere garanzie sui lavoratori”. Il responsabile del Mise poi ha aggiunto: “Bisogna ripartire dall’accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell’accordo la trattativa non va avanti”.
La reazione di ArcelorMittal. Una reazione di grande sorpresa per la decisione del ministro Calenda: “Raggiungere un accordo con i sindacati dell’Ilva in tempi ragionevoli è importante perché, una volta chiusa la transazione, possiamo mettere in atto i nostri piani di investimento. E’ vitale che l’implementazione del nostro piano non venga ritardata. Oggi il nostro obiettivo era quello di fare un primo passo verso il raggiungimento di un accordo accettabile per tutti gli interessati”. Dalla ArcelorMittal poi aggiungono: “Siamo contrariati per non aver potuto iniziare la trattativa con i sindacati. Comprendiamo l’importanza dei livelli occupazionali e infatti abbiamo aumentato il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria. Tuttavia non abbiamo fatto alcuna ulteriore promessa. Il resto sarà oggetto della negoziazione sindacale”.
La situazione. Più che per gli stipendi, la protesta in generale riguarda soprattutto gli esuberi: il piano industriale ne prevede 599. Dagli attuali 1.499 lavoratori si passerebbe dunque a meno di mille. Dei 4.000 esuberi totali annunciati, 3.300 riguardano la sola sede di Taranto. Il governo ha garantito che non lascerà nessuno senza tutele, ma per i sindacati si parte da una base di confronto inaccettabile. A preoccupare sono soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am Investco. In questo caso però secondo i sindacati, i lavoratori perderanno le garanzie dell’articolo 18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Inoltre, come evidenziato nel piano, non ci sarà alcuna continuità rispetto al rapporto di lavoro precedente neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità. Ora toccherà alle sigle sindacali trattare per riuscire a mantenere i livelli retributivi.
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