Garlasco, chiusa l’inchiesta bis su Andrea Sempio. Spunta l’ombra del depistaggio

Gli ultimi approfondimenti dei pm ribadiscono che l’impronta 33, lasciata sul muro della scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara è attribuibile, come già fatto in precedenza, all’indagato Andrea Sempio. E aggiungono un particolare: non si può escludere che chi ha toccato il muro avesse le mani imbrattate di sangue. Inoltre, secondo le nuove consulenze: gli accertamenti sulle calzature “non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa” lasciata dall’assassino, ossia la scarpa modello Frau taglia 42 che “risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”.
Non solo. “I carabinieri del Ris di Parma – si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Procura di Pavia – sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza”. Sui pedali della bicicletta di Stasi (condannato a 16 anni e da giugno in affidamento in prova) non c’è quindi mai stato Dna, sangue, saliva o quell’indefinito “materiale altamente cellulato” di Chiara Poggi, e la prova dell’estraneità dell’ex bocconiano è rimasta sepolta nei file di laboratorio del Ris per 19 anni. Lo si evince dall’analisi dei “raw data” delle macchine di analisi, da cui è emerso che il giorno dopo il test che portò al fermo di Stasi nel settembre 2007, i militari eseguirono due contro-analisi di verifica risultate entrambe negative, i cui esiti vennero deliberatamente omessi dagli atti trasmessi ai magistrati e ai giudici dei cinque processi. I pm di Pavia guidati da Fabio Napoleone hanno interrogato nei giorni scorsi l’ex generale Garofano e gli ufficiali dell’epoca. Ora per Stasi la strada della revisione si fa spianata.