Torre Annunziata, si indaga per disastro colposo: dietro il crollo lavori per un B&B

Ascolta l'audio
...caricamento in corso...
La Procura cerca di fare chiarezza sul crollo della palazzina a Rampa Nunziante di Torre Annunziata in cui hanno perso la vita 8 persone tra cui 2 bambini.
 
Al momento si indaga per disastro colposo e omicidio plurimo. Fondamentale per far luce su quanto accaduto sarà la consulenza tecnica da affidare a una serie di esperti, ingegneri e geologi.
Secondo quanto riporta “Il Mattino” all’interno dell’edificio erano probabilmente in corso lavori per realizzare un B&B e c’è chi ipotizza contatti sospetti dell’impresa. I lavori al secondo piano erano iniziati da circa due mesi e, secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni, negli ultimi giorni si erano fatti più intensi. Alcuni riferiscono di aver sentito anche martelli pneumatici in azione. Al di là delle testimonianze quello che stava accadendo potrà essere verificato grazie a uno degli immobili rimasti in piedi, nella parte di palazzina poggiante su una roccia lavica, quella che ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
Incognita Cuccurullo: Ci si chiede come mai questi movimenti non abbiamo messo in sospetto Giacomo Cuccurullo, una delle vittime del crollo ed esperto tecnico del Comune. Tanto più che alcuni abitanti del condominio avevano espresso le proprie preoccupazioni per i lavori di ristrutturazione. Su questo punto qualcuno intravede la possibilità di un’infiltrazione camorristica nei lavori. A tal proposito gli inquirenti avrebbero intenzione di verificare sospetti di eventuali legami indiretti con clan torresi.
L’ex sindaco della città, Giosuè Starita, dice al “Mattino”: “E se qualcuno avesse fatto capire a Cuccurullo che doveva farsi i fatti suoi e starsene tranquillo?”.
Intanto arriva l’appello don Ciro Cozzolino, parroco della Santissima Trinità, a Torre Annunziata che durante l’omelia di oggi ha detto: “È il momento di venire allo scoperto, se ci sono persone responsabili, e in questo momento desidero rivolgermi proprio a loro, sarebbe un atto onorevole riconoscere le proprie colpe”.