Vigilante ucciso a Napoli. Genitori dei minorenni sconvolti. Figlio della vittima: “anche loro complici”

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I rilievi della Polizia Scientifica a seguito dell'assalto a un portavalori messo a segno da una banda di rapinatori armati entrati in azione con due auto in via Sant'Andrea ad Avellino, nel quartiere Secondigliano, Napoli, 18 aprile 2016. ANSA/ CIRO FUSCO

Ci sarebbero storie di degrado alla base del gesto ingiustificabile dei tre minorenni napoletani che per rubare la pistola di ordinanza a Francesco Della Corte non hanno esitato ad uccidere. Uno dei tre minorenni aveva già il biglietto aereo per andare in Germania a lavorare, l’altro aveva detto alla zia, con cui viveva, che voleva andare a fare il panettiere e il terzo sognava di giocare a calcio. La madre di uno dei minorenni è decisa: “Mio figlio non mi vedrà mai più“.

Una giornalista di Repubblica è andata a casa di uno dei tre la cui madre afferma: “Non ci volevo credere che lui ha fatto una cosa così assurda. Ma adesso deve pagare per il suo reato. Non ha voluto studiare, mandarlo in Germania era l’unico modo per salvarlo”. Ha parlato anche il fratello gemello: “Non si confidava. Lui usciva con gli amici, io stavo solo con la mia fidanzata”.

Gli altri due, sempre secondo “Repubblica”, sono figli di genitori separati. Il più piccolo dei tre ragazzi è quello che vive con la zia e che avrebbe ideato il piano. “Devi andare a lavorare – ha dichiarato la zia – E pareva convinto, aveva deciso di fare il panettiere”.

Sconvolto anche il padre del terzo ragazzo accusato di aver compiuto il pestaggio a morte. L’uomo non voleva crederci che suo figlio fosse arrivato a uccidere un uomo. Sul profilo Facebook del minorenne molte frasi violente ma sembra però, secondo gli inquirenti, che proprio lui fosse il meno aggressivo dei tre. Quello che guardava, mentre gli altri due uccidevano quell’uomo.

Intanto arrivano accuse pesanti alle famiglie dei tre minorenni protagonisti della vicenda. A parlare è Giuseppe, 25enne figlio di Francesco Della Corte, morto a causa del pestaggio. “Sono complici degli assassini sia quelli che esprimono sui social solidarietà con i minori, sia i genitori, che li hanno lasciati andare in giro alle 3 di notte aggredendo un uomo che faceva il suo lavoro”. E continua: “Vogliamo giustizia fino in fondo. Devono marcire in galera”.

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