Violentata dal padre nel Cassinate: l’uomo si toglie la vita

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Una vicenda se possibile, sempre più tragica quella della 14enne del Cassinate abusata dal padre. Si è infatti tolto la vita impiccandosi l’agente della polizia penitenziaria di Cassino, 54 anni, accusato di aver violentato la figlia adolescente in un paese in provincia di Frosinone. Era stata la stessa ragazza a raccontare, in un tema a scuola, di aver subito violenze sessuali. All’uomo era stato imposto il braccialetto elettronico e il divieto di non avvicinarsi alla moglie e alle figlie. Il corpo dell’uomo è stato trovato all’ingresso di una piccola chiesa di montagna a Roccasecca. La macabra scoperta è stata fatta da un passante che ha avvisato i carabinieri. Il corpo si trovava all’ingresso della chiesa, in uno spazio delimitato da una grata a protezione del portone. Per togliersi la vita, ha utilizzato uno spago da imballaggio.

Ancora da chiarire in questa storia il ruolo della madre che, convocata dalla dirigente scolastica avvertita dalla docente di italiano, aveva sporto denuncia. Alla polizia aveva anche riferito di essere venuta a conoscenza degli abusi sessuali subiti dalla figlia solo dopo aver letto il tema, dove la ragazza racconta che le violenze avvenivano “ogni volta che rimanevamo io e lui soli”, ma aveva anche raccomandato alla figlia di non restare sola con il padre. Inoltre sempre la donna aveva anche raccontato di un episodio simile accaduto alla sua prima figlia, ora 28enne, precisando “che in quell’occasione il marito le aveva promesso che non si sarebbero più verificati fatti analoghi”.

Secondo il sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi, l’agente della polizia penitenziaria avrebbe plagiato la figlia al punto tale da farle credere che fare sesso con lui fosse una cosa normale. La 14enne avrebbe inoltre raccontato alle sorelle di aver avuto paura di raccontare quella storia temendo che potesse distruggere la famiglia. La forza per denunciare l’accaduto la minore l’aveva trovata così soltanto scrivendo, in un istituto superiore di Cassino, un tema dalla traccia: “Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di dirle”. “Sono stata stuprata da papà, la prima volta fu in un giorno in cui non mi sentivo molto bene e non sono andata a scuola”, ha scritto. E ancora: “Ogni volta che rimanevo io e lui solo anche solo per cinque minuti risuccedeva fino ad un totale di sei-sette volte”.

Abusi che sarebbero andati avanti per sette mesi all’interno della casa familiare, fino alla denuncia presentata dal preside, a cui la professoressa di italiano aveva riferito subito di quel tema.  A porre un brusco stop agli accertamenti è stato però oggi l’insano gesto compiuto dal 54enne.

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