Bce: tassi fissi a zero e stop al Quantitative easing

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Attese confermate per quanto riguarda la politica monetaria dell’area euro. La Banca Centrale Europea ha mantenuto il principale tasso di interesse a zero, annunciando che rimarrà stabile fino all’estate 2019. Confermato anche lo stop al Quantitative easing: dicembre sarà l’ultimo mese di acquisti di titoli di Stato, a patto che i dati confermino le prospettive per l’inflazione, che si dovrebbe attestare intorno all’1,7% fino al 2020.

L’Eurotower ha anche mantenuto allo 0,25% il tasso sulle operazioni marginali e al -0,40% il tasso sui depositi custoditi delle banche commerciali.

Al termine della riunione di politica monetaria, il presidente della Bce Mario Draghi ha spiegato in conferenza stampa che gli indicatori economici confermano che è ancora in corso una solida e diffusa ripresa dell’eurozona, il cui Pil è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre e nel primo.

“Per sostenere l’inflazione sono ancora necessarie misure di stimolo per via dei rischi legati al protezionismo e alle turbolenze sui mercati emergenti” ha sottolineanto Draghi assicurando comunque di prevedere che il rialzo dell’inflazione verso l’obiettivo vicino al 2% continuerà anche dopo la fine del Qe.

Sulle preoccupazioni che in Italia la fine del Qe equivalga ad abbandonare il Paese a se stesso, Draghi ha precisato che il mandato della Bce non è assicurare che i deficit dei governi siano finanziati in qualsiasi condizione.

Numerose le domande sulla situazione italiana a cui il presidente dell’Eurotower ha risposto: “Le parole di esponenti del governo italiano sono cambiate molte volte e in alcuni casi hanno provocato qualche danno, con un aumenti dei tassi per imprese e famiglie. Ora aspettiamo i fatti, cioè la presentazione della legge di bilancio e il successivo esame in Parlamento. Per ora ci atteniamo alle parole del primo ministro, del ministro dell’Economia e del ministro degli Esteri, i quali hanno detto che l’italia rispetterà le regole di bilancio europee”.

Non meno dura la posizione del commissario per gli Affari economici europei, Pierre Moscovici, che lancia un monito a Roma e afferma che nell’eurozona il problema è proprio l’Italia. In previsione della manovra allo studio del governo Conte, Moscovici chiede all’esecutivo di “essere credibile” e non sforare il tetto del 3%, poiché è impensabile che si possa investire di più con un deficit più elevato. Secondo Moscovici il problema principale dell’Italia è quello del deficit di produttività e la prima cosa da fare sono le riforme dell’economia.

Immediata la replica del ministro degli Interni Matteo Salvini:”Moscovici si sciacqui la bocca prima di insultare l’Italia, gli Italiani e il loro legittimo governo”.

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