Trump a Davos: preoccupazione per il “protezionismo” Usa

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Donald Trump è sbarcato oggi a Davos come presidente degli Stati Uniti scortato da un convoglio di elicotteri, a bordo di un black hawk dell’esercito svizzero, sul quale era salito all’aeroporto di Zurigo, dove era atterrato con l’Air Force One.

Per lui una fitta agenda di incontri bilaterali, tra cui quelli con il premier britannico Theresa May e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La giornata clou, però, sarà domani, quando il presidente interverrà di fronte a una platea di uomini d’affari e banchieri nel festival del la globalizzazione. L’ultimo presidente Usa a partecipare al Wef era stato nel 2000 Bill Clinton che siglò il Nafta, oggi ripudiato dalla Casa Bianca.

Intanto Trump annuncia dazi su lavatrici e pannelli solari, proprio nel giorno di apertura dei lavori del Forum, al grido ‘America First’. Ieri le irrituali dichiarazioni rilasciate dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin sul dollaro: “se è debole aiuta l’export Usa”. Mnuchin oggi ha difeso le sue affermazioni, ma ha anche provato ad ammorbidire i toni: “Ci sono e costi benefici legati al cambio del dollaro. La mia posizione non è un cambiamento di politica, magari è un po’ diversa da quella dei miei predecessori».

Sulla questione è intervenuto il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde: «Non è il momento per una guerra valutaria”.

Preoccupazione per la politica economica americana è stata espressa dal presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa a Francoforte dopo la riunione del consiglio direttivo della Banca Centrale: “Diversi membri” del Consiglio direttivo hanno espresso preoccupazione per i recenti segnali degli Stati Uniti sulle proprie politiche”, poi ha precisato: “Questa preoccupazione va oltre il semplice tasso di cambio e riguardava lo stato generale delle relazioni internazionali in questo momento. Se ciò dovesse portare a una stretta di politica monetaria ingiustificata e che non è giustificata, allora dovremmo ripensare alla nostra strategia”.

Il riferimento è alle ultime affermazioni del segretario al Tesoro Stephen Mnuchin su cambi e protezionismo. Il presidente della Bce ha ribadito come “parte della recente volatilità” sul mercato dei cambi sia stata provocata da un “linguaggio che non riflette le condizioni su cui siamo d’accordo”.

Sulla stessa linea d’onda il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan: “I colloqui mi confermano che c’è molta preoccupazione tra i non americani su quello che l’amministrazione Usa potrà continuare a fare” sul fronte del protezionismo. “Una riforma fiscale espansiva e la svalutazione del dollaro, e fossero accompagnati dal protezionismo, sarebbero sì un aiuto alla crescita americana ma anche una fonte di instabilità per l’ economia globale”.

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