Vincent Bolloré fermato e interrogato per tangenti in Africa

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Il finanziere francese Vincent Bollorè  è stato fermato nell’ambito di un’inchiesta su tangenti pagate in Guinea e Togo nel 2010. Il manager avrebbe favorito l’ascesa di alcuni leader politici per ottenere delle concessioni portuali. Il numero uno di Vivendi, la scorsa settimana ha lasciato il timone della guida dell’azienda al figlio Yannick. Bolloré è stato interrogato negli uffici della polizia giudiziaria a Nanterre, nel dipartimento degli Hauts-de-Seine, alle porte di Parigi.

Il gruppo “smentisce formalmente” di aver commesso “irregolarita'” in Africa attraverso la sua filiale africana SDV Afrique. E’ quanto si legge in un comunicato diffuso dal gruppo a Parigi. Le prestazioni oggetto dell’inchiesta della giustizia francese sono state “realizzate in completa trasparenza” e l’odierna audizione di Vincent Bollore’ “permetterà di chiarire in modo utile alla giustizia queste questioni gia’ oggetto di una expertise indipendente che ha concluso la perfetta regolarita’ delle operazioni”. Intanto alla Borsa di Parigi il titolo perde quasi cinque punti percentuali.

Il finanziere francese è molto esposto anche sul fronte italiano. Attraverso Vivendi è socio al 23,94% di Telecom ed è al centro di uno scontro violentissimo con il secondo socio Elliott, impegnato nella rimozione di una parte del cda nominato dai francesi e ostile al piano industriale di Vivendi. Proprio oggi è in corso l’assemblea dell’ex monopolista telefonico, dove va in scena per la prima volta lo scontro tra i due.

Altra partita su cui il finanziere sta giocando un ruolo di peso è quella di Mediaset. Una vicenda esplosa nell’estate del 2016, quando Vivendi, diversamente dagli accordi, aveva rinunciato ad acquistare il 100% di Premium, scegliendo invece di salire quasi fino al 30% di Mediaset, a un passo dalla soglia opa. L’azienda francese è stata poi essere costretta dall’Agcom a conferire a un blind trust la quota in eccesso il 10%, proprio in virtù della sua partecipazione rilevante anche in Telecom.

L’imprenditore ha voce in capitolo di Mediobanca, di cui è membro del Consiglio di amministrazione, in qualità di  secondo socio dell’istituto dopo Unicredit.

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