Scatta il price cap di Eni ma le associazioni protestano. Meloni rimarca: “Segnale importante”

Scatta oggi come previsto il tetto ai prezzi deciso da Eni per i distributori della sua rete: benzina e gasolio non potranno superare il prezzo di 1,99 e 2,19 euro al litro. L'iniziativa non è rimasta isolata, tanto che anche i distributori a marchio Ip applicheranno un price cap. “Il valore del prezzi verrà stabilito in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori” si legge in una nota della società petrolifera. “In questo modo la compagnia statale azera aderisce all'appello del Governo italiano di andare incontro alle necessità di famiglie e imprese”.

Un segnale importante. Lo ha definito così la premier Giorgia Meloni la scelta di mettere un tetto ai prezzi di benzina e gasolio da parte di Eni e Ip. “Attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti” spiega la presidente del Consiglio, assicurando che “il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d'acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa”.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Perché le associazioni di categoria non condividono l'entusiasmo e i gestori denunciano un rischio di concorrenza sleale, dato che l'iniziativa arriva da un'azienda a controllo pubblico. Sul territorio, la Faib Confesercenti è netta: il presidente regionale Federico Valacchi accusa il Governo di essersi “levato le castagne dal fuoco” scaricando sull'Eni il compito di calmierare i prezzi, invece di tassare gli extraprofitti. Anche all'interno della rete Eni non tutti sono contenti: se l'azienda abbassa i prezzi al pubblico senza ridurre proporzionalmente quelli all'ingrosso praticati ai benzinai convenzionati, il costo dello sconto rischia di ricadere sui loro margini. La Figisc-Confcommercio aggiunge un altro allarme, guardando al precedente francese: in Francia la mossa simile di TotalEnergies ha fatto infuriare i gestori indipendenti, che a luglio hanno presentato un esposto all'Antitrust sostenendo che l'iniziativa alteri la concorrenza, e ha causato anche problemi di scorte, con distributori presi d'assalto. Insomma, la situazione resta da monitorare mentre le tasche degli italiane si fanno sempre più vuote.