Scatta il price cap di Eni ma le associazioni protestano. Meloni rimarca: “Segnale importante”

Un segnale importante. Lo ha definito così la premier Giorgia Meloni la scelta di mettere un tetto ai prezzi di benzina e gasolio da parte di Eni e Ip. “Attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti” spiega la presidente del Consiglio, assicurando che “il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d'acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa”.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Perché le associazioni di categoria non condividono l'entusiasmo e i gestori denunciano un rischio di concorrenza sleale, dato che l'iniziativa arriva da un'azienda a controllo pubblico. Sul territorio, la Faib Confesercenti è netta: il presidente regionale Federico Valacchi accusa il Governo di essersi “levato le castagne dal fuoco” scaricando sull'Eni il compito di calmierare i prezzi, invece di tassare gli extraprofitti. Anche all'interno della rete Eni non tutti sono contenti: se l'azienda abbassa i prezzi al pubblico senza ridurre proporzionalmente quelli all'ingrosso praticati ai benzinai convenzionati, il costo dello sconto rischia di ricadere sui loro margini. La Figisc-Confcommercio aggiunge un altro allarme, guardando al precedente francese: in Francia la mossa simile di TotalEnergies ha fatto infuriare i gestori indipendenti, che a luglio hanno presentato un esposto all'Antitrust sostenendo che l'iniziativa alteri la concorrenza, e ha causato anche problemi di scorte, con distributori presi d'assalto. Insomma, la situazione resta da monitorare mentre le tasche degli italiane si fanno sempre più vuote.